La Camorra di Marcella Marmo

La Camorra di Marcella Marmo nel triennio 1860-1863 è un eccellente panorama della situazione contestuale relativa alla città di Napoli su questo annoso problema sociale, amabilmente descritto dalla stessa autrice Marcella Marmo nel suo studio dato alle stampe nel 1990 col titolo di Tra le carceri e i mercati: spazi e modelli storici del fenomeno camorrista1.

Il testo è stato individuato, commentato e citato sulla raccolta edita dal professor Montuori col titolo Lessico e Camorra. Storie della parola, proposte etimologiche e termini del gergo ottocentesco Fridericiana editrice del 20081bis.

Alla studiosa Marcella Marmo è attribuito il gradito omaggio reso agli studi sulla storia della Camorra per la prima volta nel corso del Novecento presentata finalmente come un qualcosa di pertinente sia alla cronaca nera, sia alla politica riferendosi quindi al termine Camorra con gli usi estensivi di esso non solo filo-borbonici, quanto anche coi termini usati dagli scrittori che ne hanno indagato su di essa sotto altri punti di vista.

Come ad esempio il duro commento dei Piemontesi antimeridionali, dei quali, il giudizio sui camorristi è agghiacciante, testimoniato da una lettera di Isacco Artom segretario di Cavour indirizzata al tarantino Massari sulla questione prime elezioni d'Unità d'Italia, per le quali, Artom temeva intrusioni nelle aule del parlamento di, lui li chiama: “gamorristi travestiti da garibaldini” .


I garibaldini, quelli veri, c'è scritto in una nota furono peggio dei camorristi.

Dove gli occhi là le mani e segue dicendo che andavano in giro per le piazze a far baldoria2.

  • Nelle case e nei conventi a rubare, razziare, stuprare, e ” … così facendo di ogni sacra cosa sparlando dicevano: viva la libertà”. La Marmo cita una fitta corrispondenza prodotta da Pasquale Villari, che, dalla città di Napoli, invia alle maggiori case editrici del nord Italia nella ferma intenzione di far conoscere agli italiani un problema di rilevanza locale, ma, che a partire dall'Unità d'Italia, sarebbe divenuto giustamente un problema nazionale. Dunque la Marmo intercetta un articolo apparso il 15 settembre del 1860 su Il mondo illustrato. Giornale universale con sede a Torino dal titolo I camorristi scritto con tono che percorre la sostanziale rappresentazione del problema di tutt'altra specie rispetto invece all'allarme che avrebbe dovuto diffondere. Sul pezzo di giornale si fanno le lodi dei camorristi, presentati come delinquenti convertiti in appassionati patrioti mentre stavano chiusi in carcere a scontare la loro pena. La stessa Marmo puntualizza che i Camorristi di cui si accennava fu tutta gente condannata mediamente a 25/30 anni di galera a testa, ma poi, liberata dalle carceri da un'amnistia concessa proprio in virtù di quella pacificazione sociale da scongiurare dopo gli eventi del 1848, ”questi cristiani vennero descritti come riabilitati e tenuti in gran conto da popolo e dal partito della Nazione”. In questa faccenda di carcerati redenti alla vita onesta, liberati dal laccio della condanna proprio dalla politica alla quale prestarono la propria opera, appare chiaro come i camorristi fossero invece il braccio armato dei patrioti interessati a portare a termine l'unificazione italiana. La manovalanza violenta, insomma, quella servita nelle storiche lotte armate, tra cui, se ne ricorda una celebre, descritta in letteratura come la Rissa tra soldati sardi e napolitani dell'agosto del 1860. Chiude il resoconto col plebiscito del 21 ottobre di quello stesso anno, in cui fu sancita la fine del Regno con la formale annessione al Piemonte dell'Italia centro meridionale, ed i Camorristi, notasi bene la distinzione di camorristi e non camorra, i primi tra l'altro a contribuire a quella situazione, c'è scritto sul testo: ” … parendo aver dato il trono a re Vittorio, pettoruti si fecero domini di fatto” e con questo volevasi arrivare alla definizione come dice il Montuori, puramente delinquenziale di Camorra e camorristi su cui però è anche vero eran fondate le tesi dello stesso Monnier e Villari, attribuendo al De Sivo l'innocua sottovalutazione che egli fece del fenomeno delinquenziale.


Spazio note

 (1) Testo a stampa (moderno) Monografia Descrizione Tra le carceri e i mercati : spazi e modelli storici del fenomeno camorrista / Marcella Marmo [S. l. : s. n., 1990?] P. 691-730 ; 20 cm Note Estr. da: Storia d'Italia. Le regioni: la Campania. Codice SBN NAP0268990 Autore Marmo, Marcella Soggettario Firenze CAMORRA - Sec. 19. Anno pubblicazione1990 Bnn distribuzione MISC. Busta A 1046 (1
 (1bis) Francesco Montuori, Lessico e Camorra. Storia della parola, proposte etimologiche e termini del gergo ottocentesco. Fridericiana Editrice Universitaria deposito legale 1762772 Bnn Distribuzione 2008 B 2555
 (2) Testo a stampa (moderno) Monografia Descrizione Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861 / di Giacinto De'Sivo Roma : Salviucci v. ; 20 cm. Codice SBN NAP0036138 Autore De Sivo, Giacinto <1814-1867> Soggettario Firenze SICILIA - Storia - 1847-1861 Luogo pubblicazione Roma Editori Salviucci Anno pubblicazione 1863 Contiene 5 Titoli Non Significativi