Chiesa Trinità degli Spagnoli Napoli

E’ una delle tante chiese presso i Quartieri Spagnoli di Napoli1 che conserva un impianto d’età contro riformata.

Fu fondata dalla Congregazione iberica della Redenzione dei Cattivi, assieme ad un’altra chiesa localizzata in una costola del complesso monastico di San Pietro a Majella, all’apice di Via San Sebastiano, angolo Via Santa Maria di Costantinopoli al Museo e Port’Alba.
La chiesa è stata costruita, stante le notizie incise sulla lapide affissa al muro in fondo alla navata sinistra, nel 1560.


Mentre è del 1573, la data di fondazione dell’immobile sacro, avuto in concessione all’Ordine dei Trinitari, come principale luogo di ammissione al riscatto dei fratelli cristiani fatti prigionieri di guerra così com’è stato stabilito per quest’Ordine da Giovanni de Matha e San Felice de Valois.

E’ posta nell’omonimo largo al termine ultimo del vico Lungo a San Matteo che dal quartier San Ferdinando percorre la quota bassa di Montecalvario fino alla Carità, poco prima del palazzo della Nunziatura a via Toledo. Ha ospitato i Frati Spagnoli fino al 1806 anno in cui venne soppresso, poi riaperto nel 1852 dai Trinitari Riformati nel Cinquecento da Giovan Battista della Concezione, che, comunque, vennero nuovamente cacciati via nel 1865.


L’altare della chiesa è del secondo Settecento sul quale resta installato il bellissimo parato ligneo dei candelabri. 

La chiesa si presenta con facciata eretta verso la metà del XVII secolo, sorta sul piccolo piazzale antistante il vicolo che spunta a via Toledo.

  • Anche se il suo aspetto attuale lo si deve ad aggiunte di restauro apportate sul finir del Settecento ed il campanile della chiesa è stato rifatto durante gli anni Cinquanta dell’Ottocento; un atrio è composto di tre archi e due colonne e capitelli corinzi che ne conferiscono un insieme all’antica; un grande finestrone occupa tutto lo spazio del secondo ordine. L’impianto architettonico della chiesa di impostazione controriformistica fu stravolto nel 1794, rifatto in forma assai più elegante dal regnante Ferdinando IV, come anche ricordato dall’anzidetta lapide ed in effetti le linee delle finestre rispettano le impostazioni del Settecento, a differenza degli stucchi diffusi ed i fini ornati ed intagliati dell’antiporta, che risalgono all’ultimo periodo borbonico della città. L’altare della chiesa è del secondo Settecento sul quale resta installato il bellissimo parato ligneo dei candelabri; nella zona del transetto destro, sormontato da cona di marmo di gusto neo-rinascimentale inquadra nella nicchia di centro la statua della Vergine di Pilar e alla sua sinistra la tela ritraente San Ferdinando di Castiglia e a destra Santa Teresa d’Avila ed infine in alto La Vergine di Compostela con San Giacomo. Tutte queste pitture di ignoto d’accademia, sono lavori presentati alla signoria dell’infante di Spagna Sebastiano Isidoro, consorte di Maria Amalia di Borbone, sorella di Ferdinando II. In chiesa anche i quadri firmati Raimondo Bruno e datati 1853; essi sono: il San Giovanni Battista della Concezione sul secondo altare sulla destra; San Giovanni de Matha nel transetto di destra e a sinistra San Felice di Valois. ll quarto altare sulla destra è una splendida opera fine Settecento in portoro ed alabastro, ed ancora nel transetto a sinistra la tela della Vergine del Rimedio con la Santissima Trinità attribuita ad ignoto autore spagnolo del XVII secolo. Nel dipinto, la Vergine indossa l’abito Trinitario e attorno a lei vari personaggi col capo coperto da cappuccio testimoniano che questa chiesa nel Medioevo è stata anche sede dell’Arciconfraternita di Santa Maria del Rimedio. Il convento dei Trinitari a partire dalla metà dell’Ottocento è usato per abitazioni civili.


Spazio note

(1) [Napoli Sacra *2. Itinerario / [testi di] Leonardo Di Mauro ... [et al.]. - Napoli : Elio De Rosa, ©1993. - P. 65-128 : ill. ; 33 cm. Codice SBN NAP0159853 BNN 2° itinerario Leonardo di Mauro Napoli Sacra Misc Busta D40/12]