Chiesa di Santa Brigida di Svezia Napoli

È la chiesa di Santa Brigida di Svezia a Napoli1, fondata su di un banco di pozzolana declive verso il mare e con pilastri che affondano su di un piano di posa fissato a poca profondità1bis e su terreno compressibile. L'edificio, dal 1872, dà il nome a Via di Santa Brigida, e nel tempo ha anche dato nome allo scomparso rione Santa Brigida, sventrato dal Risanamento del 1875 in luogo della costruzione della Galleria Umberto I che l'ha del tutto inglobata alla stessa maniera di quanto è accaduto per la chiesa di San Ferdinando spuntata a piazza Trieste e Trento.

Della chiesa è stata lasciata libera dal macchinoso complesso immobiliare della Galleria Umberto I la sola facciata prospisciente quel segmento di strada intermedia, che tutt'oggi, collega la spianata di piazza del Municipio dal lato dell'Arco di Trionfo di Castelnuovo con l'ultimo tratto meridionale di Via Toledo.

Le condizioni della fabbrica dei Lucchesi a Napoli, in relazione ai lavori della costruenda Galleria, le cause che ne provocarono i danni ed i conseguenti aggiustamenti operativi, i criteri che previdero modalità e valutazione dei lavori sono tutti raccolti in una perizia redatta dall’ingegner Carelli il 4 agosto del 1892.


Storia brevissima della chiesa di Santa Brigida di Svezia. 

Furono questi e non altri i motivi che fecero emergere con forza, per la sua prima volta, la presenza nella storia della città di Napoli, di una Commissione Municipale per la Conservazione dei Monumenti.

  • Il documento dell'ingegner Carelli, quindi, è considerato di notevole interesse, poiché apre le conoscenze sul contenzioso che la chiesa ha subito e fatto subire sia all’Esquilino di Roma sia alla Deserti e Fantoni, e da qui, alle conoscenze circa i lavori di prosecuzione della Galleria ed il vicinissimo palazzo Barbja, e la Galleria Umberto ed il vicinissimo ex palazzo Capone, il suo piano attico abusivo ed il Salone Margherita ed ancora uuna volta anche alla chiesa borbonica di San Francesco Saverio. E' stata intitolata alla santa di origine svedese, che ai tempi della regina Giovanna I, ebbe visitato i luoghi più significativi della città partenopea. L’edificio fu fondato nel 1609 da Giovann’Antonio Bianco come conservatorio femminile e successivamente acquistato dall’ex oratoriano Giovan Battista Antonini con l’intenzione di istituirvi un collegio di monache ed una nuova congregazione, sulla scia di quella dei Filippini a via Duomo, i quali, all'epoca dei fatti avevano già la loro chiesa prospisciente l'omonimo piazzale a via dei Tribunali. L’idea non fu mai realizzata e, alla morte dell’Antonini, il complesso fu ereditato dagli Oratoriani che lo tennero in gestione fino al 1636. L’anno dopo fu ceduto ai religiosi della Congregazione della Madre di Dio, fondata a Lucca e l’acquisto e la successiva costruzione della nuova chiesa di Santa Brigida fu reso possibile grazie alle donazioni della duchessa di Gravina Maria Felice Orsini, benefattrice dei "Lucchesi". Il responsabile dei lavori della nuova fabbrica fu l’ingegnere Natale Longo: il progetto fu realizzato in varie riprese in un arco di tempo che va dal 1640 al 1724. Lavori di ristrutturazione, patrocinati dal re Ferdinando II, grande devoto della Santa2, furono eseguiti da Federico Bausan e Pietro Gleijeses dal 1852 al 1857. Con la costruzione della Galleria Umberto I, negli anni 1887-90, la chiesa si è trovata estraniata da quella che era la sua collocazione nel tessuto urbano originario. E cioé: dal 1640 al 1647 furono costruiti il transetto e l’abside verso il 1675 grazie al lavoro di Antonio Picchiatti all’edificio venne aggiunta la navata con le cappelle di sinistra, l’ultima di destra e due vani per gli accessi laterali dal 1721 al 1724 furono costruite le prime due cappelle di destra e la facciata. L’interno della chiesa presenta un’unica navata fiancheggiata da tre cappelle per lato, con transetto ed abside rettangolare ed è caratterizzato in maniera evidente dal lavoro dell’artista barocco napoletano Luca Giordano3. Nel 1911 Paolo Vetri e Giovanni Diana furono incaricati di affrescare la volta della chiesa con Storie di Santa Brigida, Virtù e Angeli, visto che le precedenti decorazioni settecentesche andarono perdute durante i lavori di fondazione della Galleria Umberto I4. Altre opere di rilievo da ricordare sono il dipinto di Massimo Stanzione nel cappellone di destra, Sant’Antonio da Padova, risalente alla metà del Seicento e la tela dell’altare maggiore che celebra Santa Brigida in contemplazione di Cristo e vari Santi di Giacomo Fanelli. Oggetto di grande devozione da parte dei fedeli è la Statua lignea conservata nella seconda cappella di sinistra che rappresenta l’Addolorata, tipico esempio della scultura napoletana del Settecento.


Spazio note

(1)Tutte le informazioni contenute in questo scritto sono state liberamente tratte dal testo: "Napoli Sacra, guida alle chiese di Napoli, 10° itinerario" a cura della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici –De Rosa editore, 1996, Napoli. Vedasi anche: Seconda Università degli Studi di Napoli Giornate Scientifiche di Ateneo 2009, 7-10 luglio 2009 I sodalizi napoletani di santa Brigida di Svezia Vultaggio C. Seconda Università di Napoli, Dipartimento di Studio delle Componenti Culturali del Territorio, Piazza San Francesco - 81055 S. M. C. Vetere CE.
 (1bis) In questa faccenda della chiesa di Santa Brigida ed i lavori contestuali dell’opera della Galleria Umberto I, il Giovannardi senza saggiare le fondazioni, né costruire una pratica impalcatura per meglio studiare da vicino le fessure presenti alla parete e separare quelle nuove da quelle antiche, si limita semplicemente ad imputare tutto il quadro fessurativo alla pratica di demolizioni degli edifici antichi del rione a Santa Brigida fatti crollare al suolo col solo uso esclusivo delle mine. A difesa, l’ingegner Carrelli invece provvederà a segnalare queste inesattezze, considerando antiche alcune fessure trovate nei muri di fondazione e negli arconi della Cupola, quasi sicuramente generati da uno sventurato capitolo di restauri colossali apportati al patrimonio immobiliare napoletano ai tempi di Ferdinando II di Borbone. Il Carelli, aggiunge nelle note della sua diligente perizia, che le mura perimetrali della chiesa medesima non mostrano d’esser affatto ammorsate a dovere con le vecchie fabbriche del circondario ferdinandeo. Ed infine, il documento è utilissimo per conoscere stratificazioni geologiche del lotto di fondazione, infatti, dai regesti d’archivio si evince che, i quattro pilastri a sostegno degli arconi della cupola poggiano su di un banco di pozzolana a quota 15,50 sul piano del mare medio. Fatto ancor più rimarchevole è che i detti quattro pilastri sopportano i carichi indipendentemente l’uno dall’altro, in quanto, siccome il banco di pozzolana è declive verso il mare, ognuno di essi è lungo o corto in relazione alla sua stessa posizione nell’attacco a terra. Ed ancora: la chiesa di Santa Brigida di Svezia non scende fino al piano di posa dei pilastri, ed è stato quindi rilevato tutto intorno una muratura eseguita a sacco con calcestruzzo e malta ordinaria, composta con calcina e in pasta pozzolana del luogo e arena alluviuonale. A.S.B.I., Impresa Esquilino pratiche n° 58, fascicolo 1 del 4 agosto 1892 Relazione dell’Ingegner Francesco Carrelli, intorno ai lavori di restauro della Chiesa di Santa Brigida. Tutto alle note da 106 a 110 di pagina 162 in: Galleria Umberto I. architettura del ferro a Napoli di Ugo Carughi prefazione di Giancarlo Alisio, Franco Di Mauro Editore. Il presente volume nasce da una ricerca condotta nell’’ambito dei programmi dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, ISBN-88-85263-86-0 BNN distribuzione 2008D12
 (2) La lapide presente sul portale ne ricorda l’intervento.
 (3) Nel 1678 realizza la grande decorazione della cupola, oggi non più visibile, l’Ascesa in Paradiso di Santa Brigida e Il Paradiso; allo stesso periodo risale la grande tela conservata nella prima cappella di sinistra raffigurante Sant’Anna e la Vergine Bambina e il San Nicola. Gli affreschi della sagrestia, fatti in collaborazione con Giuseppe Simonelli, concludono l’attività dell’artista nella chiesa. Una lastra tombale conservata nella cappella di sinistra ci ricorda che qui riposavano le spoglie del pittore.
 (4) Si trattò dell'opra ritraente L’incontro di Santa Brigida con Santa Caterina di Svezia di Giuseppe Mastroleo.