Presbiterio dei Santi Apostoli di Napoli

Il presbiterio dei Santi Apostoli a Napoli1 riceve al di là del transetto l’unica navata disegnata giusto al centro dell’impianto col sistema delle cappelle che confluiscono a destra attraverso il cappellone dell’Immacolatae a sinistra attraverso il cappellone dell’Annunziatadel Borromini.

Prima di giungere ad esso spesso si segnala il congegno artistico ed architettonico dell’area delle due cantorie iniziate da Simone Tacca nel 1644 con organi ancor’oggi perfettamente funzionanti del 1651.

La cupola affrescata col Paradiso da Giovan Battista Beinaschi, è parte del maestoso ciclo pittorico realizzato con l’incanto redivivo del pittore Lanfranco, sulla base delle conoscenze della pittura locale di Luca Giordano e Mattia Preti, arrivato in città nel 1664 per le committenze sui lavori eseguiti per la basilica di Santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone, per la chiesa di Santa Maria delle Grazie a Caponapoli e la chiesa del Gesù Nuovo.

Gli affreschi di questa porzione di chiesa vennero condotti a termine nel 1680 anche grazie all’aiuto dell’affreschista Orazio Frezza, mentre per gli stucchi vennero terminati da Giovan Battista d’Adamo diretto dalla mano d’arte di Dionisio Lazzari.


Dionisio Lazzari in quegli anni faceva su e giù per tutta Napoli intento ad ultimare le sue opere.

Di cui quella oggi maggiormente in esibizione alla chiesa del Monacone alla Sanità, la cappella dell’Assunta ai Girolamini e la chiesa dell’Egiziaca al Corso Umberto I.

  • Il corso degli affreschi alla cupola seguirono, i disegni, i colori e la mano di doratura che la condusse fino agli ultimi cinque anni del Seicento; fu gravemente danneggiata dal terremoto del 1694, restaurata e rinforzata una prima volta nel 1698 ed una seconda volta nel 1896. Dopo i bombardamenti napoletani del 1943 venne nuovamente rivisitata ed infine a partire dal 1980, in seguito al terremoto dell’Irpinia, vennero asportati gli embrici maiolicati che la rivestivano all’esterno. I Quattro Evangelisti del Lanfranco stanno nei pennacchi e al quale vanno attribuiti anche il Martirio e la Gloria dei Santi Pietro e Paolo nella volta del transetto sinistro, mentre nella volta destra del transetto stanno ritratti il Martirio e Gloria dei Santi Andrea e Giacomo il maggiore. Nella parete e nella volta dell’abside, ritratto il Martirio e la Gloria dei Santi Filippo, Giacomo e i Dieci Apostoli. Ancora nel transetto restano quattro quadri di Luca Giordano, commissionati dal duca della Torre ed eseguiti a partire dal 1690, prima della partenza del Giordano per la Spagna; questi sono la Natività di Maria, la Presentazione di Maria al Tempio, nella parte destra del transetto, il Sogno di Giuseppe e l’Adorazione dei Pastori a sinistra del transetto. L’altare maggiore della chiesa è del settecento, ma non è l’originale, questo fu spostato per essere installato nell’invaso circolare della chiesa basilica di San Francesco di Paola piazza del Plebiscito, ed anche il ciborio, sopravvissuto quasi integro, venne fatto trasportare alla chiesa cattedrale di Capua. L’altare che invece si trova oggi, fu montato sul posto nel XIX secolo e a sua volta giaceva nella scomparsa chiesa di San Luigi di Palazzo e cioè la chiesa fatta demolire per far posto al palazzo della Prefettura. L’altare regge un ciborio in rame e bronzo dorato forse di Bonaventura Presti. Due candelabri in bronzo stanno ai lati dell’altare; furono costruiti da Andrea Bolgi e fusi dal laico teatino fonditore, scultore di bronzo, nonché abile coniatore Giovanni Antonio Bertolino nel 1653, per volere del Preposto dei Santi Apostoli, all’epoca padre Giuseppe Maria Caracciolo. I due candelabri sono splendidi: su delle volute sinuose che dalla base partono fino al piattello, entrambe discutono col dinamismo della plasticità artistica il primitivo, sacro collegio degli Apostoli, rappresentato dal Toro nella vesta di San Luca, il Leone, San Marco ed i due angeli con la croce, San Matteo e San Giovanni. Al di là dell’altare, il coro di legno di noce, XVII secolo, intagliato da Antonino da Sorrento e a cui il Montella, nel 1640, aggiunse altri sedici stalli, rendendolo non poco eguagliabile solo al coro ligneo della chiesa del Monacone alla Sanità e della chiesa dei Santi Severino e Sossio. Da non dimenticare i quadri del Lanfranco alle pareti al di qua e al di là dello stesso presbiterio: essi sono San Gennaro e la Madonna col Bambino che appaiono ad un vescovo teatino, Sant’Andrea d’Avellino che contempla la Resurrezione del Cristo, Gesù che mostra ai Teatini la Croce come norma per la loro vita, il Beato Giovanni Marinoni che contempla il Cristo nell’orto ed infine, un Vescovo teatino che contempla l’Assunzione di Maria Vergine al Cielo.


Spazio note

(1) em>Napoli Sacra *2. itinerario pag 107/ [testi di] Leonardo Di Mauro ... [et al.]. - Napoli : Elio De Rosa, ©1993. - P. 65-128 : ill.; 33 cm. Codice BN NAP0159853 Fa parte di Napoli sacra: guida alle chiese della città. Napoli 19-5-1622.