Chiesa del Carmine Maggiore Napoli

E' la monumentale1, chiesa barocca del Carmine Maggiore di Napoli, cuore della sezione Mercato, ai margini del Centro Storico UNESCO.

E' sede del principale convento carmelitano d'Italia, fortemente ancorato al culto della Vergine La Bruna, ricordato per la preziosa icona installata nell'omonima Cappella, alle spalle dell'abside e crociera.

Elevato a rango di “studium generale”, ancor oggi è sede principale della Provincia di Terra di Lavoro.


La basilica del Carmine, considerata, basilica minore, per decreto "Templa Dei" di papa Benedetto XV del 18 dicembre del 1917, è dal 1947 in poi, attiva con proprio commissariato intitolato "La Bruna", ed a Napoli riunisce e coordina tutti i conventi della Provincia Religiosa.

E' parrocchia dal 1964 per volere del vescovo Castaldo. Sorge nel centro dell'insula marittima, con facciata e campanile prospiscienti l'omonimo piazzale sul confine di Campo Moricino2(3), nell'ambito storico del comparto urbano dove risiedono altre monumentali chiese. Esse sono: Sant'Eligio Maggiore che da piazza del Mercato introduce all'accosto Borgo degli Orefici, e la chiesa di San Giovanni a Mare e più in là Sant'Arcangelo agli Armieri.


Breve presentazione della chiesa del Carmine Maggiore.
 
Espleta le principali e organizzate funzioni liturgiche aderenti il rito cattolico romano e tutte le attività conformi ai canoni del diritto ecclesiastico. 

  • Le è anche riconosciuta titolarità di parrocchia con funzioni coordinatrici del territorio di riferimento circa l'attuazione del piano pastorale. La facciata, aperta su piazza Mercato, è stata realizzata nel 1766 su disegno di Giovanni Del Gaizo; si presenta con due ordini architettonici sormontati da una cornice di elegante gusto magnatizio in un qualche modo assai vicina alla facciata della chiesa dei Santi Marcellino e Festo sotto il Gesù Vecchio sulla collinetta del Monterone. La porta di questa chiesa è intagliata a traforo ed accanto alla facciata si erge il mastodontico campanile comunemente detto di fra' Nuvolo, eretto sulla fondazione quadrilatera realizzata per disegno di Gian Giacomo di Conforto, in un'espressione voluta da tre diversi ordini architettonici poggiante su di una base solida detta a bozze piane tutte in piperno massiccio innervate direttamente nel sottosuolo cavo. Ove, oltre agli avanzi della primitiva radice del campanile, resta l'ultima parte sommersa della sua versione trecentesca andata distrutta dal terremoto del 1456, che stante alla storia di questa chiesa la si ricorda crollata assieme alla chiesa di San Pietro ad Aram alla Duchesca, San Pietro Martire fuori Mezzocannone e la Cappella Palatina al Maschio Angioino. Mentre, di fra' Nuvolo, del 1622, sono le mattonelle maiolicate ivi poste a rivestire e dunque a riparare dalla forza degli elementi, la cuspide piramidale che corona i sottostanti due piani ottagonali; una simile versione è tutt'ora visibile anche alla chiesa del Monacone al Rione Sanità; nel caso del campanile della chiesa del Carmine, la cella campanaria ospita cinque campane volte tratte in salvo per volere dei napoletani dalla furia di Gioacchino Murat intenzionato a farne tutte monete, una delle quali, la più grande di queste ad esser precisi misura 1, 47 m. di diametro.

L'interno della chiesa.

Nell'atrio, sulla destra di chi entra in chiesa, è possibile ammirare lo stupendo altare del 1518 dedicato a Santa Barbara.

  • Per moltissimi anni meta del pellegrinaggio dei “Cappelletti”, con gli splendidi bassorilievi dell'artista lombardo Tommaso Malvito scolpiti sul gradino della mensa ritraenti le scene a tema evangelico della “Natività”, “Crocefissione” ed in ultimo della "Resurrezione”.  Un tempo sull'altare sormontava, di autore ignoto, una tela ritraente “Santa Barbara” da tempo immemore conservata in una sala del convento. Di fronte all'altare, un'edicola marmorea, realizzata nel 1967 dai Passionisti accoglie un crocefisso ligneo costruito dall'Ortisei. Dall'atrio per tre porte, due laterali ed una sola centrale, è possibile entrare in chiesa. Sulla cantoria all'altezza della controfacciata il grande organo monumentale che nell'apparato decorativo conserva la mostra seicentesca, finemente lavorata in legno indorato4. L'interno si presenta a navata unica, con cappelle laterali ed in fondo si apre l'abside con la Cappella della Vergine del Carmelo detta "La Bruna5" per una lunghezza complessiva che dall'ingresso fino all'abside misura settanta cinque metri e diciannove di larghezza; ai due lati dell'unica navata si aprono due file di cappelle interconnesse tra loro; dal pavimento al soffitto l'altezza è di sedici metri. Le cappelle, chiuse dalle balustre di marmo commesso e da una cancellata in ferro battuto, intercomunicanti tra loro, ed i relativi altarini tutti realizzati dai fratelli Cimafonti sui disegni del Tagliacozzi-Canale, son tutte architettate con doppi pilastri corinzi a riquadrature policrome di commesso sopra alto basamento di mischi, e presentano negli archi a tutto sesto ricchi ornati fioriti con testine d'angeli su disegno di Cosimo dei Fanzago. Alcune di queste cappelle nelle volte soprattutto, per la libertà compositiva e per i colori luminosi, recano le fregiature di affreschi attribuili degnamente a Francesco Solimena. Sulla tribuna che divide la navata dalla crociera si erge il tabernacolo6 col prodigioso Crocefisso miracoloso in legno di tiglio coperto da stucco e ornature policrome, collegato ai fatti dell'assedio degli aragonesi nel 14397. A metà della navata sul suo lato sinistro è collocata la statua di Corradino di Svevia, sotto il cui piedistallo oggi trovano riposo le ceneri di Corradino un tempo sepolte ai piedi dell'Icona della Vergine Bruna; il mausoleo di Corradino fu voluto da Massimiliano di Baviera a partire da un disegno di Torwaldsen, di fatto però realizzata da Pietro Schoeps, lavorata per tre lunghi mesi fino al 14 maggio del 1847, giorno, mese ed anno in cui venne inaugurata e collocata in chiesa.

Il soffitto è grandioso ed il pavimento magnificente.

Voluto dal Cardinal Filomarino e realizzato per mano di fra' Bonaventura Presti, con al centro la grandiosa statua della Madonna in legno di cirmolo, scolpita da Mario Carajola.

  • La Statua misura 530 metri quadrati per 67 cassettoni ottagonali raccordati da 52 rosoni con pigna centrale e dieci diverse misure per diverse sagome ritratte ed appiccate al soffitto, il quale, va ricordato è comunque la copia del 1955 costruito sul disegno dell'orgninale andato distrutto nei bombardamenti del 1943. Il pavimento di marmo è a scacchi neri e bianchi inquadrati da lunghe fasce bianche, completamente rifatto nel 1912 sulla pianta dell'originale del 1619. In successione tra loro sulla direzione di destra la Cappella di San Nicola di Bari con tela sull'altare di autore ignoto ritraente il “Miracolo dei tre fanciulli” e la ”Statua dell'Addolorata” prima metà del XX secolo. A seguire la ”Cappella di San Simone Stock” con pregevole quadro raffigurante il santo e il Beato Franco carmelitano, in un primo momento ritratti con abiti domenicani, poi rifatto completamente con caffettani dell'Ordine del Carmelo, eseguito, in tutti e due i casi nel 1684 da Mattia Preti su commissione dei conversi del Carmine Maggiore. Nella nicchia sopra all'altare, fiancheggiata da due colone in marmo verde siciliano, vi è la statua in legno finemente dorato fine del XVII secolo della Madonna del Colera opera di Giovanni Conte detto il Nano. La tela centrale e le due che Le stanno ai lati eseguiti da Giuseppe Sarnelli nel 1761 raffigurano scene di vita del Beato Franco carmelitano. La Cappella di San Gennaro patrono di Napoli e di Sant'Irene patrona minore della città assieme alla santa Patrizia venenarata anch'essa con gran devozione di popolo alla nchiesa di San Gregorio Armeno a Spaccanapoli, si trova all'ingresso della chiesa alla sinistra di chi entra. All'altare di questa cappella la tela, opera del Sarnelli del XVIII secolo raffigura la ”SS Trinità che appare ai due Santi”. In questa cappella sorge maestosa l'acquasantiera, realizzata su disegno di Mario D'Angelo dalla ditta Mensione, si apre al pubblico dei fedeli come fonte battesimale sulla cui conca emerge austera la figura in bronzo di San Giovanni il Battista: essa è stata aggiunta nel 1964 quando tutto l'ambiente venne rivestito di preziosissimo marmo e sulla destra dell'acquasantiera il mezzo busto di Giacomo Carola del 1631. Subito dopo di essa è d'ammirare la Cappella di Sant'Orsola e Santa Maria Maddalena la Penitente: il suo altare stupendo capolavoro dei Mazzetti è stato eseguito di marmo commesso.

Il complesso delle opere pittoriche al Carmine Maggiore.

Opera di Andrea d'Aste invece è il notevole quadro centrale raffigurante le ”Sante con la Vergine Maria”. 

  • Il più piccolo quadro di ”Santa Teresa del Bambin Gesù” opera di Giuseppe Aprea, stesso autore degli altri quadri esposti ai lati della cappella, ritraenti la “Prima comunione di Santa Teresa ed il suo ”Colloquio con Papa Leone XIII” son stati ivi tutti collocati nel 1926 anno in cui la ditta Vaccarella rivestiva tutto il pavimento del Santuario di ricche maioliche e di splendidi e preziosissimi vasi dipinti. Ancora aperta resta la discussione a chi dei due artisti, e ovvero se, al Bernardo Giovanni Lama oppure allo stesso Giovanni Sarnelli, va attribuita la tela di San Gregorio Magno, realizzata nel 1774 e non nel 1775 come se fin d'ora creduto e posta in esposizione alla Cappella di San Gregorio Magno o anche detta Cappella del Purgatorio. Mentre è sicuro sia del Paolo De Maio la tela sull'altare alla Cappella delle Sante Teresa di Gesù e Maria Maddalena de' Pazzi; inoltre, in questa cappella trova riposo Ildefonso Nini, comandante fino al 1795 del Castello del Carmine Maggiore. E' del Paolo De Matteis, grande autore di opere d'arti indimenticabili molte delle quali alla chiesa di San Nicola alla Carità di Napoli, la tela raffigurante ”Sant'Anna con la Vergine Maria e San Gioacchino” nell'omonima cappella che un tempo invece era dedicata ai Santi Giovanni l'Evangelista e Giovanni il Battista santi comunque ritratti nelle tele ai lati della stessa cappella dovute quasi sicuramente alla sapiente mano di Francesco Solimena come diversamente è saputo che è opera di quest'ultimo, l'intera cappella di Sant'Elia Profeta, eseguita nel 1696, e solo nel 1972 restaurata dal Museo di Capodimonte su quel che restava di un precedente restauro del 1889 poco felice, ed unitamente al quadro centrale e agli altri due laterali, anche se per questi due quadri ci sarebbero ancora osservazioni che li vorrebbero opera di Giuseppe Sarnelli.

L'abside e la crociera. 

E' ancora avvolta di splendore, anche se, comunque sono evidenti assai i restauri del 1910, rimaneggiati sui precedenti del 1875 e 1919.

  • Con medaglioni recanti le effigi di Telesforo papa, erroneamente ritenuto eremita carmelitano, Pier Tommaso, Maria Maddalena de' Pazzi e Teresa di Gesù; in una visione generale di maestosa bellezza, la crociera occupa tutta l'area detta presbiterale, con altare maggiore, sistemato in questo posto da Cosimo Fanzago nel 1670, ed impreziosito dalle fette d'agata incastonate nelle valve marmoree e abbellito riccamente dalle pietre d'onice, le quali, quasi lacrimano e lambiscono anticipando e posticipando i lapislazzuli e le preziosissime ametiste sopra e sotto le madreperle. La ricchissima decorazione marmorea si presume comunque realizzata su disegno di Cosimo Fanzago, è stata posta in opera dagli Scopetti, padre e figlio. Alle pareti si aprono quattro nicchie in marmo di Portovenere, con anfore in alabastro, ornate da festoni in bronzo dorato, mentre le iscrizioni dei patronati che si son succeduti son tutti in marmo proveniente dall'isola di Lesbo. Dietro l'altare attraverso un arco è già possibile vedere la Cappella e la Venerata immagine della Vergine Madonna detta "La Bruna". Il pavimento del presbietrio e quello della stessa crociera è del 1971; alla destra della crociera l' ”Altare dell'Assunta” con tela del Solimena del 1708, ritraente l'Assunzione in cielo della Vergine Maria in una gloria celeste contemplata dalla figura degli Apostoli, tra i quali spicca la viva espressione del volto di un vecchio forse l'autoritratto di Francesco Solimena. Ai lati dello splendido altare i due santi Carmelitani, San Brocardo e San Cirillo d'Alessandria; e ancora accosto a quest'ultimo, un piccolo altare marmoreo dedicato a San Carlo Borromeo.


Spazio note

(1) Estratto dai testi di Emanuele Boaga nella seconda edizione aggiornata di "La Bruna e il Santuario del Carmine Maggiore di Napoli", edizioni Carmelitane. Napoli 2001 tipografia Sicignano di Pompei. A proposito del privilegio di “studium generale”, si ricorda che: al pari di tutti gli altri Ordini mendicanti, i frati Carmelitani ebbero un proprio studentato. Dalla scuola teologica del Carmine son stati estratti i nomi di fra' Augerio, cappellano di Re Roberto nel 1327; fra' Giovanni de Signo, frate Agnello esimio teologo ed insigne biblista: l'elenco dei valenti signori monaci dello studentato è composto di 78 nomi: 18 di questi son stati anche vescovi e due arcivescovi e venti di loro morti in concetto di Santità.
(2) L'attuale Piazza Mercato
(3) La principale fonte manoscritta è la “Chronistoria del real convento del Carmine Maggiore di Napoli” da P.Pier Tommaso Moscarella (1699) fino al 1589 e continuata da altri fino al 1825. Altra fonte notevole è il “Liber mortuorum Carmeli majoris Neap. Alumnorum et aliorum qui in ipso obierunt”, scritto dal 1500 fino al 1725 con alcune notizie sui religiosi morti prima del 1500 conservato presso l'Archivio Storico della Real Casa e Monastero del Carmine Maggiore; ed ancora: 112 volumi con materiale vario sulla vita del Real Monastero del Carmine Maggiore di Napoli scritti tra il 1600 ed il 1789 presso l'Archivio Storico di Napoli al Fondo delle Corporazioni Religiose dello stesso Archivio; altre carte di carattere amministrativo del XVI e XVII secolo dalle quali è possibile tracciare le linee storiche attendibili si trovano all'Archivio Storico Diocesano, al Fondo Acta Apostolica: lettera C, fasci 5, 7, 9-14, 17, 26, 28, 30, 35. Alcune fonti edite da S. Malaspina, “Rerum Sicularum libri sex ab anno Christi 1250 usque ad annum 1276” ed ancora edito da S. Baluzio: “Thesaurus antiquatum et Historiarum Siciliae”, V, Lugduni Batavorum 1723 (lib.IV, cap. XVI.) “Diaria neapolitana. Giornale dell'Istorie del Regno di Napoli, quale si conserva per il Duca di Monteleone, dall'anno 1206 sino al 1478”, Napoli 1770; “Raccolta di Varie Cronache, diarii, ed altri opuscoli così italiani come latini, appartenenti alla storia del Regno di Napoli”, Napoli I, 1780, pagg. 30 e 57. "Cronaca di Napoli di Notar Giacomo" edizioni P. Garzillo, Napoli 1845, pagg. 82, 121 151; B. Capasso: "Le fonti della Storia delle provincie napolitane" Napoli, 1902. Fondamentale, e finora il più ampio studio, è G. Filangieri, “Chiesa e Convento del Carmine Maggiore di Napoli. Descrizione Storica ed artistica”, Napoli, 1885. Altri notevoli lavori rintracciati: M. Ventimiglia: “Degli Uomini Illustri Del Regal Convento Del carmine Maggiore Di Napoli”, Napoli, 1765; D.Clemente: “Il Santuario della Bruna e la chiesa del Carmine Maggiore di Napoli”, Napoli, 1875. Brevi cenni storici e non sempre esatti son dati anche dal P. De Stefano, 1560; D'Engenio Caracciolo 1624; P. Sarnelli 1697; G, Sigismondo, 1788; L. D'Afflitto 1834; A. De Laurziére-R.D'Ambra 1863; G. Nobile, 1863; C. Celano, 1870; C. A. Galante, 1872; C. T. Dalbono, 1876 e Salvatore Di Giacomo del 1924; ed ancora: G. Pisa "Il Carmine Maggiore: fede, storia, arte", Napoli 1938; G. Monaco "Storia del Carmine Maggiore di Napoli", in "La Vergine Bruna", Napoli 9 [( Napoli 1938) 78-80; 99-100; 10(1939) 100-103.
(4) L'Oragno originario venne in un primo momento restaurato nel 1907 e ancora nel 1973 dalla ditta del Cavaliere Giuseppe Ruffatti di Padova con un ammodernamento costituito da 6000 canne e altra varia strumentazione elettronica.
(5)Sulla devozione e sull'immagine della Vergine Bruna: F.De Rosa, ”Miracoli della Gloriosissima Vergine Maria del Monte Carmelo in Napoli”, Vico Equense, 1585; H. Bacco ”Delle grazie e dei miracoli della Beta Vergine del Monte Carmelo in Napoli”, 1605; F.Caputo: “Il Monte Carmelo in cui si tratta della miracolosoa immagine della Nostra Signora del Carmine del Regio convento in Napoli”, Napoli, 1613 (4 ed.ivi 1683); C.M Trincheri ”Divotioni che si recitano dalli fedeli...nella regal chiesa di Santa Maria del Carmine di Napoli” , Napoli, 1741; S. Signoriello, ”Breve racconto della miracolosissima immagine della SS. Vergine del Carmine detta della Bruna”, Napoli, 1846; V.Apreda, “Istoria della miracolosoa immagine...della Bruna...colla novena e mese di essa”, Napoli, 1846; S.L.Pasinati ”Orazione per la incoronazione della immagine della Beata Vergine del Carmelo detta della Bruna”,Napoli, 1875;
(6) Nel 1766 ha sostituito l'oggetto sacro primitivo del 1459 voluto da Alfonso d'Aragona alloggiato in altro posto in chiesa
(7) Del Crocefisso Miracoloso oltre alle già indicate guide storiche ne tratta anche H. Bacco “Breve historia del miracoloso successo del crocefisso”, Napoli, 1605; F.Caputo “Il Monte Carmelo”, cit. 4 ed., Napoli, 1683, pag.41 e passim; idem: ”Distinto ragguaglio del miracoloso successo del Santissimo Crocefisso”, Napoli 1711; P.A Guacci ”Narrazione del triduo solenne... del Crocefisso in quest'anno 1739...”, Napoli, 1740; M. Ventmiglia ”Narrazione storica della miracolosa immagine del SS Crocefisso che si venera nella chiesa del Carmine Maggiore di Napoli” Napoli,1855.