Chiesa S. Maria di Costantinopoli al Museo Napoli

E' una delle chiese di Napoli1 stretta tra le altre due monumentali chiese chiuse di San Giovanni Battista delle Monache e la chiesa di Santa Maria della Sapienza.

E' sita all'ingresso di Via di Costantinopoli imbocco del tratto Nord di piazza Cavour ed appartiene al primo decanato dell'Arcidiocesi di questa città.

Si tratta di una di quelle chiese della città di Napoli che raccontano della tendenza cinquecentesca di idealizzare piccole oasi sacre: di lì a poco, infatti, furono elevate al pubblico culto le chiese di Sant'Agnello e San Gaudioso, Sant'Andrea delle Dame.

Altre costruzioni di quella stessa epoca si ricorda sorsero nel tratto secondario di Via Foria all'altezza del Borgo Vergini, dando luogo alla qualificazione del tessuto urbano con la costruzione ed in genere il rinnovo o la rifondazione di edifici sacri già esistenti sul posto.


Presentazione breve della chiesa di Santa Maria di Costantinopoli.

Si presenta a navata unica con una serie ben dispota di cappelle laterali che coronano lo stupendo altare maggiore occupante tutta l'area del coro, opera di Cosimo Fanzago.

  • Mentre in realtà essa un tempo disponeva di una struttura simile a tutte le altre chiese di fattura tardo manierista; in effetti dalle planimetrie dell'Archivio Storico Diocesano della città di navate se ne rilevano almeno tre. E a ben guardare la facciata stessa della chiesa determinata da due paraste in pietra laterali con capitelli corinzi, presenta ancor'oggi tre diversi ingressi, all'estremità di otto scalini in piperno grigio vesuviano ed un nono ottenuto col marmo. Il soffitto è in legno scolpito: un cassettonato finemente decorato per opera di autore probabilmente della scuola di fra Nuvolo reca un fregio centrale ed uno stemma della Piazza del Popolo riprodotto poi anche sul pavimento e sul basamento del trono della Madonna ad indicazione che la chiesa appartiene sia alla città di Napoli, sia alla piazza del Popolo. In alto sul tamburo poggiante le grosse quattro arcate, diviso da otto paraste in otto zone da altrettanti finestroni mistilinei a strombatura s'innalza la cupola terminante anch'essa in otto spicchi al lanternino. All'esterno a differenza della chiesa del Monacone alla Sanità, la cupola di Santa Maria di Costantinopoli non è più visibile occupata dalla massiccia facciata aerea della Galleria Principe di Napoli; e dall'interno causa un grado di umidità elevatissimo, gli affreschi che decoravano la cupola, opera, si dice volgare imitazione di Belisario Corenzio, che diversamente affrescò l'abside del coro ligneo, non ne è rimasto niente. La sacrestìa è rimasta così come è sorta: a forma rettangolare con una grandiosa lapide sulla parete opposta all'ingresso che ricorda l'ultima data cui la chiesa subì un rimaneggiamento totale: anno del Signore 1612.

Storia minima di Santa Maria di Costantinopoli.

La chiesa è antica quanto la stessa strada sulla quale sorge e alla quale ha dato il nome da sempre.

  • Fu costruita tra gli anni Sessanta e Novanta del Cinquecento sui resti di un'altra chiesa o forse solo un'arciconfraternita servita piuttosto come fortificazione perimetrale della murazione allora già ed ancora esistente. Si sa di certo che sul posto dove oggi ha sede l'annesso convento all'epoca esiteva una sorta di magazzino interrato per stipare grandi quantità di grano. Mentre l'idea di edificare la chiesa sorse nel rispetto di una devozione di popolo offerta alla Vergine Madre di Dio in soccorso a tutti gli scampati dalla peste che quì ci piace ricordarlo dovette trattarsi di un periodo assai scarso di dotti e di sapienti e i soli a testimoniarne l'effettiva devozione restano solo disposizioni dei Seggi riuniti secoli dopo in uno scarno carteggio. E' del 1552 la stesura di nuovi statuti che si dettero quelli della confraternita approvati da papa Giulio III. L'intervento dei primi lavori della chiesa furono avviati nel posto indicato, proprio dove si conservava felice un dipinto al muro della Vergine di autore ignoto. Nel 1575 la Lombardìa fu gravemenete colpita dal morbo della peste, quella stesse peste che ispirò il Manzoni nei Promessi Sposi, meglio conosciuta come la Peste di San Carlo. A metà di quell'anno i cappellani dell'Arciconfraternita spinsero le autorità a serrare i varchi d'ingresso onde evitare che Napoli ritornasse ad esser battuta dalla peste e i divoti della chiesa di Santa Maria di Costantinopoli accorsero anzitempo alla chiesa per le oriazioni, i reclami e le grazie affinchè si scampasse ancora una volta dal flagello. Il canonico Carlo Celano esaspera la discussione aggiungendo che già alla fine di quello stesso anno non solo nessuno dei napoletani fu appestato, ma che anzi molti s'itrodussero furtivamente in città e accorsi in pellegrinaggio a Santa Maria di Costantinopoli ne venenro guariti. Ma le fonti di letteratura medica riportano un numero considerevole di decessi. La chiesa venne consegnata completa alla città solo nel 1586 con l'appellativo di maggiore per distinguerla da altri edifici sacri omonimi sorgenti nelle immediate vicinanze. Ma nuovi e sopraggiunti e soprattutto presunti atti vandalici oltre alle tremende sollecitazioni del suolo in continuo movimento e le furiose battaglie che imperversarono per lo sfondamento della murazione perimetrale, tra il '600 e gli anni dieci del '700 impegnarono nuove risorse economiche per la ristrutturazione della chiesa stessa. Attratto dai facili guadagni a proporsi in prima persona anche il carrarese marmoraro Costantino Marasi, che di fatto realizza nuove e più luminose decorazioni alla balaustra del presbiterio e agli impreziosimenti della facciata.