Via Benedetto Croce: incontro di culture

Durante tutto quanto il periodo di confusione socio politica degli anni Cinquanta del Novecento, Via Benedetto Croce a Spaccanapoli ha mantenuto attivo nella persona del filosofo, nonché celebre senatore della Repubblica, Benedetto Croce, il suo centro di permanenza culturale nazionale ed internazionale.

Fu il retaggio di quella cultura ideologica e democratica costruita in Italia e purroppo in Italia interrotta per il sopraggiungere dell’evento fascismo.


Denis Mark Smith è stato il primo tra i giovanissimi cultori della democrazia ed ideatori della giovane Europa a venire a Napoli e studiare la storia d’Italia nel 1946 presso la biblioteca di Benedetto Croce, e, scrive, John Davis, con lui, approssimarsi allo studio storico della filosofia politica del nostro Paese fino a tarda notte.

Fu la Fondazione dell’Istituto Italiano per gli Studi Storici, nel febbraio del 1947, a guerra persa, in una città in lenta ricerca dei suoi spazi dimensionali distrutti dai bombardamenti, ad ospitare la biblioteca di Benedetto Croce, a quell’epoca gestita dalle figlie del Senatore.


Nel discorso inaugurale Benedetto Croce dichiarò idonea quella struttura e non un’altra come sede dell’Istituto.


Fu proprio in questo palazzo che circa due secoli e mezzo prima di quella data insegnò, Gianbattista Vico, niente poco di meno che maestro, educatore dei figli del principe Filomarino della Rocca d’Aspide.

  • Il senatore dichiarava durante il discorso di insediamento che l’attaccamento di Giovan Battista Vico al suo mestiere d’insegnate in una casa principesca, trovava ” … in un’accolata di gentiluomini e di letterati, l’elaborazione e la trattazione sistematica della nuova scienza”. Ed ancora: fu proprio il senatore, Benedetto Croce, a trovare in quella ” medesimezza di luogo ed in quei ricordi di studi”, l’augurio più saldo e duraturo per innalzare questo luogo e non un altro al compito sacro trasmesso da ciò che egli stesso considerava, ”… domestico retaggio”. In effetti l’idea di fondare un centro di studi storici non fu nuova alla storia del Senatore che ci aveva già provato nel 1924, con la fondazione di ”Società di Cultura Politica”, fortemente osteggiata dalla fascistizzazione della città anche negli aspetti culturali. Fu soltanto nel 1946 che si delineò con chiarezza la possibilità di rendere opportuna la rinascita intellettuale d’Italia, con la contestuale fondazione a Napoli dell’Istituto grazie alla collaborazione dei suoi primi direttori non napoletani, Adolfo Omodeo, siciliano e Federico Chabod, valdostano. Va inoltre considerata non da meno la situazione finanziaria dell’Istituto come non avrebbe potuto aver luogo senza il sostanziale contributo dell’allora Banca Commerciale Italiana, specie lungo gli anni Sessanta di quel secolo, all’indomani della venuta presso l’istituto degli studenti provenienti del blocco sovietico, dalla Cecoslovacchia e dalla Polonia, duramente provate dalla Grande Guerra. L’Istituto dalla sua nascita si è sempre posto l’obiettivo di restituire allo studio della storia le impostazioni che vi furono assegnate da Giovan Battista Vico e a questo modello si sono ispirati successivamente anche l’Istituto Italiano di Studi Filosofici, di stanza presso il palazzo Serra di Cassano a Pizzofalcone ed l’Istituto Suor Orsola Benincasa, ed infine anmche la Fondazione Napoli 99.


Spazio note

(1) Soprintendenza per i Beni Ambientali ed Architettonici di Napoli Fondazione Pasquale Corsicato Spaccanapoli. Centro Storico Electa Napoli 1992 Sez Nap VII A 1602 A cura di Ugo Carughi Via Benedetto Croce. Lineamenti storici Pag 47 Diritto di stampa 1181609