Via Confalone al Vomero Napoli

È la Via Confalone, una delle strade che solcano il versante ovest della collina del Vomero Napoli1.

Procede ad unico senso di marcia, con innesto orografico tra i numeri civici 188 e 190 di Via Giacinto Gigante, ed in forma di comoda rampa carrabile prosegue in discesa sul fianco a destra del versante, solcando il terrapieno in tre tornanti fino a raggiungere piazza Canneto.

Via Confalone quindi rispetta la perfetta simmetria fino al termine del percorso con l’angolo di Via Battistello Caracciolo, ed il fianco destro della chiesa di Santa Maria del Buon Consiglio al Confalone.

La zona percorsa da questa strada è stata oggetto di una devastante speculazione edilizia avviata a metà degli anni Settanta del Novecento, a partire dall’apertura proprio di Via Battistello Caracciolo, motivo per cui in parte fu demolita villa dei Buonocore-Vidman, il grandioso complesso architettonico che ne ha determinato quasi tutta la sua storia e l’andamento della cortina edilizia scandita dall’abile gioco geometrico di sporgenze e rientranze di intere masse architettoniche.
Le mutazioni morfologiche furono tante e tali da rendere Via Confalone irriconoscibile, almeno rispetto alle analisi ottocentesche della carta Schiavoni del 1877, allorquando, la strada venne ritratta e disegnata tale e quale a come la si poteva osservare dal vivo, e cioè, una rampa carrozzabile tra rupi di terra vergine sui quali erano visibili terrazzamenti in corso di fortificazioni.


L'orografia dei luoghi del Confalone ed il caso della villa Bonocore-Vidman. 

Su queste fortificazioni vennero fondate le ville ed i casini di caccia tra il verde spontaneo ed un complesso sistema preesistente di giardini in fiore.

  • Unico motivo per cui questo pendio di strada fu scelto da molti professionisti per la propria residenza agreste e non escluso di molti dotti medici illuminati cacciati via dal regno per le loro idee innovative specie e a maggior luogo per le scienze nuove della fitoterapia, periodo che determinò moltissimo, i nuovi insediamenti immobiliari della Collina del Vomero nel corso del XIV e XV secoloLe residenze furono infatti strutture abitative che nella loro composizione finale esaltarono il rapporto della città con l’ambiente circostante; quindi senza alterarlo espletarono la funzione di filtro tra il luogo destinato alla collettività e l’intimità degli spazi di proprietà che altrimenti dovevano esser di sola soddisfazione a coloro che le abitavano, che ne fruivano in special modo per la valenza paesistica offerta dalle vedute incantate dalla bellezza del golfo di Napoli, tutt’oggi godute dai pochi fortunati che abitano gli ultimi piani dei palazzi moderni. Oltre al considerevole contributo apportato dagli stessi Iovine e Buonocore, che costruendovi la proprie case di campagna, ricontestualizzarono tutta quanta Via Confalone fin da allora ritenuta marginale alla città. Tra le ville sorte nel tardo Settecento spiccavano per l’eccellenza architettonica quelle appartenute alle famiglie come anzidette, Iovene, Vidman ed infine quasi tutto il comparto settentrionale occupato dalla stesse unite in matrimonio, Vidman-Buonocore. Questa poi risultando esser la più grande delle ville sul territorio della Salute finì per impegnare il fronte opposto ad una masseria di proprietà dell’Ordine dei Ministri degli Infermi, detti i Crociferi, gli stessi che officiavano culto alla chiesa delle Crocelle al Chiatamone e alla chiesa dei Crociferi ai Vergini, ai quali, tra l’altro è legata la singolare storia della costruzione di un muro di contenimento necessario all’uso di arrestare il rovinoso fenomeno delle frane che stavano minacciando il crollo anche di un loro casamento di riposo per i padri più anziani.

Via Confalone nella topografia dei luoghi antichi di Napoli.

La costruzione di questo muro venne accordata ai padri Crociferi dal Regio Portolano solo dopo quattordici anni rispetto alla data di inoltro dell’istanza.

  • Salvo che il muro tuttavia non venne costruito comunque, per la ferrea opposizione dei Buonocore, preoccupati per il grave danno che ne avrebbe subito la casa speciosa, poi tutto quanto è stato soffocato assieme ai giardini ed ai casini di caccia tra le strette maglie del tessuto edilizio moderno. Questa strada, Via Confalone fu per una prima volta analizzata e recensita in un lavoro redatto dall’ingegner Luca Vecchione nel 1758, allorquando lo stesso, era impegnato nell’organizzare le consistenze immobiliari presenti sul posto, tutto confermato poi in un documento notarile fortunatamente ritrovato in un’indagine condotta da una studiosa dell’ateneo Federico II di Napoli. Sempre da quanto riportato nel documento notarile ritrovato, per giustificare le compravendite che si sono alternate sulla proprietà dei Buonocore, si fa riferimento anche alle alternate vicende storiche di una villa confinante con i Buonocore, Villa Salerno, sempre con affaccio su Via Confalone, anch’essa andata perduta al di là delle pesanti trasformazioni del luogo. E dunque, dall’accenno che se ne fece di questa residenza storica, risultò più facile rintracciare l’antica formazione territoriale di Via Confalone, descritta quasi perfettamente la prima volta sulla mappa del Duca di Noja, ed ancor di più sulla Mappa del Marchese del 1804 e con maggior dettagli sulle carte topografiche del 1813 e 1830, fino alla mappa dello Schiavoni del 1880. Le ville ed in seguito i casini di caccia sorti in questo ambiente legarono da sempre il motivo della loro costruzione, qui e non altrove, non tanto per l’amenità peculiare del comparto urbano dell’epoca, quanto piuttosto per la precisa volontà dei proprietari di veder sorgere la propria dimora in un contesto naturale, essenzialmente rimasto primitivo alle orografie terrestri, diametralmente opposto invece a quanto continuava ad accadere per il centro storico della città.



Spazio note

(1) Di tutti gli elementi architettonici che un tempo ornavano la villa dei Bonocore in questa zona non sopravvive alcuna traccia a parte solo per uno dei tre riquadri con mostra in stucco e cimasa coperta con pietra di Genova posto sul fronte posteriore dell’edificio e visibile solo dai residenti. Questo riquadro assieme agli altri andati presumibilmente andati perduti per sempre, impreziosivano la ricchissima cornice di decoro del giardino di fiori, detto della Cacciolella, oggi quasi del tutto occupato da un edificio multipiano, ed in parte annesso ad altro edificio usato come clinica privata. Filippo Buonocore è stato un ingegnere architetto napoletano appartenuto alla terna dei protagonisti della stagione del rococò napoletano, Ferdinando Sanfelice e Domenico Antonio Vaccaro. Del Buonocore, grazie ai suoi molteplici contatti, tra i quali si annoverava anche l’amicizia stretta con l’arcivescovo Giuseppe Spinelli, molto si deve delle sue opere al Duomo di Napoli ed al palazzo Arcivescovile in Largo Donnaregina. Più precisamente oggi tutto ciò che resta del suo antico casamento di campagna è soltanto uno spazio occupato da un palazzo d’architettura novecentesca prospisciente il filo lungo in discesa di Via Confalone, in zona La Salute a Napoli, strada questa rimasta pressocchè la stessa dal Cinquecento, fino al secolo della pianificazione urbanistica del Novecento fascista di tutta quanta la collina del Vomero che non l’ha alterata nell’andamento planimetrico, ma l’ha interrotta con la costruzione di Via Giacinto Gigante e dal conseguente snodo viario di piazza Canneto e Via Battistello Caracciolo. Liberamente estratto da: L’integrazione dei borghi alla città: il ruolo di San Potito, Materdei, la Salute, di Alfonso Gambardella-Giosi Amirante, Napoli fuori le mura: la Costigliola e Fonseca da platee a borgo, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1994, diritto di stampa 1757198 alla BNN distribuzione 2008 c 192