Via Sanità Napoli

È una delle vie di Napoli1 circoscritta all’interno del perimetro orografico del Borgo dei Vergini proiettata nella direzione del cuore del rione Sanità sul fronte conclusivo della piazzetta sorta intorno al complesso monastico e la chiesa del Monacone.

È occupata intensamente dalla cosiddetta edilizia minore, sviluppata nella generale assenza di un piano urbanistico ufficiale tra il XVII ed il XVIII secolo, nelle aree un tempo coltivate ad orto e giardino, oggi quasi tutti nascosti al di là delle scale a rampanti aggressivi.

Queste scale, nell’area propriamente detta di Via Arena alla Sanità1bis, e più di ogni altra parte della città, abbondano a testimonianza della mutata espressività dell’architettura napoletana del Settecento.

Architettura questa occorsa in aiuto a quei luoghi in cui, data la mancanza effettiva di spazio, era impossibile sviluppare una forma nuova di palazzi, e quindi ci si concentrò maggiormente sulle scale, costruite magnifiche non tanto per la loro funzione di collegamento, quanto piuttosto come ricco boccascena di una corte di palazzo dall’aspetto tutto sommato semplice.


La strada aggancia Via Arena alla Sanità proveniente da Via Vergini, attraversa il fronte orientale di Santa Maria Antesaecula.

Accompagna l'ampia e profonda curva del Vico Lammatari a destra ed il comparto di San Severo a sinistra e muore allo storico incrocio sotto il ponte della Sanità.

  • Là dove si intrecciano tra loro, Via Santa Maria della Vita alla Sanità, Salita dell’Imbrecciatella ed il Cavone a San Vincenzo. Già all’altezza dello sbocco di, Via Sanità si presenta stretta ed allungata su tre gomiti, descritta proprio in questo punto, per la prima volta con forti caratteristiche storiche sulla mappa di Donato Gallarano2 data alle stampe nel 1718, sulla quale, è possibile vedere disegnata in tutta la sua interezza anche la basilichetta di Santa Eufemia, forse, scriverà il Galante, sede della ” …. sepoltura incognita” del vescovo San Vittore3La morfologia di questa strada è dovuta alla presenza sul posto del piccolo colle della Stella. Anche questo ampiamente urbanizzato dall’omonimo quartiere e dalla maglia cinquecentesca di Fonseca.  Che, suggestiva, dall’alto segue con affaccio prospisciente di balconi e finestre il tracciato a valle di Via Arena alla Sanità. Proprio il colle della Stella ha di seguito determinato fino agli ultimi vent’anni dell’Ottocento l’andamento delle acque alluvionali raccolte in questo punto dai colli anche dei Pirozzoli e Materdei.  Donato Gallarano con il suo disegno del borgo Fonseca, intese a quell’epoca colmare la lacunosa conoscenza del territorio che egli stesso ebbe studiato servendosi di una mappa descritta ancor più antica, e forse, risolvendo la generale somma di equivoci relativi all’ordine delle proprietà sparse; questa mappa fu da Francesco Venosa disegnata nel 1660 e quindi ripresa dal Gallarano che la preciserà di suoli e confini col solo aiuto dei colori; col rosso cremisi il Gallarano intenderà determinare l’area di proprietà dei Santi Marcellino e Festo, stessa cosa col giallo con la differenza in questo caso di proprietà solo a San Festo; col turchino invece descriverà l’appartenenza alla Mensa Arcivescovile compresa la proprietà anche del complesso monastico di San Gregorio Armeno a Spaccanapoli. Nel verde ci farà stare le proprietà reclamate da San Giovanni a Carbonara ed infine col palombino, il colore simile ai colombi, racchiuderà i suoli di proprietà di un certo Cicimiello4.


Spazio note

(1) Estratto da i testi di Liberamente estratto da: Luisa Tafuri, L’insediamento ai piedi del pianoro di Fonseca, ed il palazzo San Felice alla Sanità, da pagina 211 a pagina 215 in Il *Borgo dei Vergini : Storia e struttura di un ambito urbano / a cura di Alfredo Buccaro; prefazione di Giancarlo Alisio. - Napoli : CUEN, [1991]. - 388 p. : ill. ; 24x22 cm. Codice SBN NAP0007472 ISBN 8872951011 Collana Architettura e città; 3 BNN sez. nap. VII B 1592 pagg 213-215
(1bis) Il portale del palazzo San Felice, dunque, è l’unico momento di valore formale, in cui è visibile il carattere estroso dell’architetto, che qui concentra la sua miglior composizione: il bel portale con decorazioni in stucco, raffiguranti, due sirene che sorreggono due iscrizioni marmoree, a loro volta composte dal letterato Matteo Egizio, indicanti la paternità e l’esecuzione dell’opera di Ferdinando San Felice.
(2) Pianta della Platea di Fonseca nel borgo della Stella, proprietà del Monastero di SS Marcellino e Festo e della Mensa Arcivescovile. La mappa è visibile presso l’Archivio Storico di Stato a Napoli, Monasteri Soppressi, vol. 2819, p. 1. Allo stesso modo, uno stralcio della mappa è pubblicato assieme a scheda introduttiva in Teresa Colletta, La Cartografia Catastake, in Storia della città, nn 34 e 35, Milano 1985 pp. 94-162
(3) G. A. Galante, Guida sacra della città di Napoli riedizione a cura di N. Spinosa, Napoli 1985. Pagina 306
(4) ASN., Monasteri soppressi, vol. 2819, pagina 1, legenda legata alla pianta.