Via Nuova del Campo Napoli

Via Nuova del Campo1, già Via per il Campo di Marte, è una strada della città di Napoli realizzata per decreto imperiale il 27 febbraio del 18122 necessaria all’uso di dotare la città capitale di un Regno di un ingresso ” … grande e magnificente” e tutt’oggi è considerata urbanisticamente ancora un percorso monumentale.

Anche se dopotutto fu però creata dai Napoleonidi di Gioacchino Murat, solo col proposito di sancire, seppur solo visivamente, la definitiva e risolutiva appropriazione dell’immensa struttura acquitrinosa del terreno, cioè, le antiche paludi napoletane.

È pur vero e storicamente accettato dalla gran parte degli studiosi che, nel generale progetto unitario della città secolarizzata con le aree di potenziale sviluppo urbano ad nord est, le paludi venivano a frapporsi come vera e propria area di confine.

Via Nuova del Campo fu quindi in un qualche modo costruita per deviarle o superarle nel tempo che queste fossero avviate a bonifica, e a partire dall’ultimo tratto meridionale di Via Foria, in quel punto raccordata dalla spianata di piazza Carlo III, inerpicandosi " …. con accortissime svolte", raggiunge l’apice del colle di Capodichino, laddove, costruita una rotonda, ancor oggi esistente, ma un tempo usata per ospitare il casotto per gli ufficiali di Polizia e di Dogana, si provvede a diramare il traffico veicolare lungo le direttrici che vi mettono capo3.

Oggi la strada è considerata assieme alla salita Capodichino una delle principali vie di comunicazione tra il centro storico di Napoli ed il complessivo sistema delle province di Terra di Lavoro e Caserta che fanno da corona al suburbio; probabilmente è ambita più di via Nuova Poggioreale per il facile collegamento ch’essa offre da e per l’aereoporto di Napoli-Capodichino e l’imbocco all’Autostrada del Sole nelle direzioni di Roma e di Salerno.

Infine, da questa strada è possibile raggiungere anche i comparti orientali di San Pietro a Patierno, Secondigliano e nella misura in cui essa ne è agganciata anche il Cimitero di Santa Maria della Pietà.

A partire dal 1959 parte del suo tragitto, precisamente da piazza Carlo III fino alle case del Rione Amicizia, ha assunto il nome di Via Don Bosco, giustificato dalla presenza sul posto di un complesso immobiliare costruito dalla fondazione Menichini ed affidato all’Ordine dei ”Salesiani Don Bosco”, opera assistenziale finalizzata all’ospitalità e all’istruzione per i minori meno abbienti giunti delle aree più prossime alla zona orientale della città.

In realtà i Napoleonidi, forti dell’esperienza di sistemazioni urbane estratte dalla scuola di Vincenzo Ruffo, e cioè, riprendere il tracciato viario esterno nei punti di cesura che già esistono, con la costruzione di questo viadotto riaffermarono l’accezione monumentale del manufatto urbano ideando quello che oggi è in effetti un percorso in salita, agevole tale da rendere anche valevole l’ambiente da un punto di vista paesistico, risolvendo anche il fondamentale riscatto del fronte collinare ad oriente della città fino a quel momento afflitto dalle maledette storie di Lutrecco e dei suoi morti sepolti nel vecchio camposanto. Il suo progetto iniziale, dato erroneamente per disperso e poi ritrovato, firmato De Fazio e descritto dal Monitore, chiariva definitivamente l’interesse dei Francesi di vedere nella costruzione di questa strada esaltata sia la valenza paesistica del colle sul quale arranca, sia la grandiosità del suo innesto con la città.

E fu proprio il suo innesto a valle a determinare il successo di un’opera che per la sua incidenza e per il suo carattere intelligente non fu mai più ripetuta in città.

Via Nuova del Campo fu voluta unica e scenografica, nonché funzionale oltre ogni modo all’esperienza, tra l’altro riuscitissima nell’impresa soprattutto di adagiare sulla piazza con effetto planing il viaggiatore in arrivo, la medesima persona che in salita è accolta quando si appresta a ripartire dalla città ed in questo caso il viale diventa una direttrice visiva prospettica tirata dritta, alberata da querce secolari a destra e a sinistra e raggiunge il primo colle colto da una preparazione a verde.

Dai grafici d’archivio consultati risulta che l’arteria di Via Nuova del Campo, formata una linea retta con Via Foria, avrebbe poi generato un piazzale che si sarebbe adattato alla fuga prospettica del Real Albergo dei Poveri. Da questo piazzale, quindi, a forma di raggi si sarebbero dipartiti tre altri viali alberati per tre diverse linee territoriali con agganci remoti, le quali, non solo avrebbero completato la sequenza del grafico, ma avrebbero recuperato il significato monumentale dello stesso palazzo Fuga, e conferendo a tal riguardo alla stessa Via Foria, un carattere di vera e propria Via Triumphalis.

Di tutto quanto l’ardore francese di rendere parigina la zona attorno alla scacchiera dell’Arenaccia, con un arco di trionfo mai realizzato, sarà portata a termine solo la linea centrale del disegno e cioè l’attuale via Sant’Alfonso Maria de’ Liguori.


Spazio note

(1) Liberamente estratto da: Lidia Savarese, Un’alternativa urbana per Napoli. L’area orientale, Edizioni Scientifiche Italiane. Analisi del Territorio ed Architettura. Collana diretta da Giancarlo Alisio. 1110331 d.s BNN sez. nap. VII B 502 da pagina 103, nota da pagina 110
(2) Il decreto fu firmato da Gioacchino Murat il 27 febbraio 1812, riportato da G. Russo, Napoli come città, ivi 1966, a pagina 223.
(3) G. Quattromani, Napoli dal 1763 al 1852, in La Sirena, VII 1853, pagina 34