Via Cisterna dell'Olio Napoli

E' una delle vie del centro storico UNESCO di Napoli1, con sbocco diretto su via Toledo.
E' detta via della Cisterna dell'olio, poiché nel 1588, su progetto dell'architetto Della Monica, venne deliberata la costruzione nel sottosuolo di quattro cisterne per la conservazione dell'olio, laddove, oggi, l'Ente Autonomo Volturno detiene il palazzo Giovìne.
Le cisterne si vedono chiaramente nel disegno di Giuseppe Astarita, scavate lungo le mura in entrambe le direzione di Via Costantinopoli e del palazzo Pignatelli di Monteleone a piazza del Gesù Nuovo

E cioè, proprio nell'angolo di quelle aragonesi che formano una sorta di ansa con quelle di fondazione vicereale. Tutte le cisterne nella loro funzione vennero dismesse nel 1787. In superficie andò poi, via a via, sviluppandosi un'edilizia modesta, sostituita dal palazzo Giannini e ne seguì la ristrutturazione del palazzo senza nome al numero 8 di vico I° Quercia.

Sulla cisterna fatta costruire nel 1731, nel 1921 partiranno i lavori di messa a fondazione dell'edificio che oggi ospita il cinema Modernissimo. In quest'area, scrive Italo Ferraro nel suo Atlante Storico della città di Napoli, nel 1870 circa venne edificato uno stabilimento per bagni di proprietà della famiglia Degni.


Le mura toledane in questa via girano spalla a spalla col vico Carceri a San Felice.

Nel 1959 l'architetto Perna mutandone la destinazione d'uso lo rinnovò e nel 1994 proprio su quello spazio incavato per la cisterna dell'olio, gli architetti Antonio Costa e Giancarlo Scognamiglio vi ricavarono la struttura moderna di quattro sale cinematografiche.

  • La via è stretta ad L, e collega la porzione centrale di via Domenico Capitelli, uno dei sette nomi di Spaccanapoli, con l'estrema propaggine settentrionale di Via Toledo nell'insula dello Spirito Santo sul limitare d piazza Dante Alighieri a ridosso dell'area un tempo occupata dalle mura toledane, che in questa via girano spalla a spalla col vico Carceri a San Felice, tra un edificio e la chiesa di Sant Michele Arcangelo al Mercatello in luogo delle mura aragonesi che invece non si spinsero oltre il limite di Port'Alba. Sulla veduta del Lafrery Duperac la via è presentata con impianto regolare e ortogonale di tre file di isolati per tre, posti tutti senza soluzioni di continuità tra via di Sant'Anna dei Lombardi e le stalle della chiesa del Gesù Nuovo a quell'epoca ancora il Palazzo dei Sanseverino. Così come oggi lo vediamo, l'isolato completo è visibile chiaramente nella pianta Carafa del 1775 allorquando fu fatta la facciata di palazzo Petagna sulla scomparsa Porta Reale; la cortina edilizia dal lato di piazza del Gesù Nuovo è occupata dai palazzi Moscato e Parlato. Sulla pianta del Real Officio Topografico si vede l'avvio dei lavori di sistemazione di tutta quanta l'area a bazar, voluto da Ferdinando IV, avviati ma poi ben presto abbandonati e nella carta Schiavoni successiva di quasi mezzo secolo, il vico I° Quercia è detto anche Bazar della Quercia.


Spazio note

(1) Liberamente estratto da: [1]: *Centro antico / Italo Ferraro. - Napoli : Clean, 2002. - LXX, 599 p. : ill. ; 31 cm. ISBN 8884970822