Via Costantinopoli Napoli

Per tre quarti della porzione meridionale parallela a Via Vincenzo Bellini, Santa Maria di Costantinopoli è una delle strade del centro storico di Napoli, che porta il nome dell'omonima chiesa conventuale all'angolo di piazzetta Museo Nazionale1 (2).

E' tracciata dritta da piazza Bellini, quartier San Lorenzo e muore su di uno sperone collinoso sul posto in cui sorgerà prima il Palazzo della Cavallerizza trasformato nella regia Facoltà degli Studi e, poi, finalmente da Carlo di Borbone riutilizzato come Museo, quartier San Carlo all'Arena.

Nelle antiche vedute napoletane dove di fatto manca l'idea stessa di Santa Maria di Costantinopoli come una vera e propria via di collegamento a scorrimento veloce come lo è oggi, si osserva dal lato del Museo Nazionale la collinetta terminare in una anfrattusosa scarpata di tufo al di sopra della quale dominano da sempre i colossali edifici della Chiesa della Madre di Dio a Santa Teresa degli Scalzi, il Colosimo al quartiere Stella e più giù sul fondo valle un borgo tardo secentesco conosciuto col toponimo delle Cavaiole anticipa a nord il Borgo dei Vergini.

A parte i varchi laterali sui fianchi di destra e di sinistra la strada ha il suo ingresso nord posta all'apice di piazza Cavour e che apre il collegamento con piazza Vincenzo Bellini


Descrizione storica di via Costantinopoli. 

I resti del portale del palazzo Conca a ridosso dello scavo sulle mura greco-romane venne ritenuto di derivazione catalana.

  • Fino a quando studi approfonditi non hanno accertato la totale assenza di simili architetture in tutta la Catalogna, lasciando il manufatto da intendersi napoletano e non catalano se non negli evidenti particolari sculturali tutt'ora presenti nei palazzi del Centro antico della città di cui è sicuri sull'origine di architettura catalana. Al di sopra del portale di questo palazzo si apre un grandioso paramento di pietra in cui si inseriscono due piani di ampie finestre con qualche superstite frammento di membratura. La funzionalità data a quest'edificio, il primo sorto sulle mura occidentali nel Quattrocento, è ritenuta da sempre insieme ottima e barbara poiché l'originaria facciata venne murata, mentre per il nuovo ordine che le si diede spuntarono nuove finestre sugli spazi interni ad esse corrispondenti. Proprio su questa piazza un tempo ad angolo nord sorgeva un belvedere proprietà delle monache ed una cupoletta corrispondente ad una piccolissima cappella fatta demolire appresso al belvedere nel 1694 in luogo di chiudere e murare un antichissimo vicoletto che dal punto nord della piazza girava alle spalle del complesso fino a raggiungere la via del Sole sotto il bastione degli Incurabili che all'epoca non esisteva; nel punto esatto in cui cioé la stradina detta del Sole scendeva in direzione dell'area oggi occupata dalla Cappella Pontano a sud est e a sud ovest per la chiesa di Santa Maria della Sapienza. Il danno rappresentato da queste trasformazioni venne compensato comunque con un aspetto decisamente più maturo dei fregi settecenteschi del convento di Sant'Antoniello e della sua scala d'ingresso a doppia rampa, ancora di impronta tardo secentesca e le nette riquadrature di carattere austero e monastico di rarissima unità compositiva. Eppure, ad osservare ben bene un quadro di Antonio Joli, conservato in Inghilterra nella collezione Montagu Beaulieu non di direbbe che questa stessa struttura ottenne invece una ricca loggia fatta di archi e e pilastri, di grandioso splendore ridente seconda solo alle Cappuccinelle a Pontecorvo a ridosso del quartiere spagnolo di Montecalvario. Via di Santa Maria di Costantinopoli risulta definita dall'ampliamento del tracciato della città muraria compiuta dagli ingegneri spagnoli tra il 1533 ed il 1547 secondo lo schema compositivo che appare chiarissimo nella Carta Lafrery del 1560 incisa in legno, con delle ovvie sommarietà poi colmate dalla pianta Stoopnedal incisa invece su rame e precedente comunque alla pianta Giambarba dove è anche visibile la porta che prese il nome della chiesa ad essa vicina e la cui membratura fu poi la smembrata porta Donnoroso posta dall'altro capo della strada.

Via Costantinopoli all'indomani della scomparsa di Porta Donnoroso.

Prima che fosse demolita la porta di Santa Maria di Costantinopoli e tutto quanto l'isolato ad essa prospisciente, sul taglio della porta Sciuscella e l'abolizione delle Fosse del Grano, la via appariva larga ed alberata tra una lunga teoria di facciate di fabbriche religiose.

  • Una cortina edilizia decorosa data dall'assenza fino al Seicento di manomissioni o superfetazioni di sorta specie per il complesso murario dell'antico convento di San Giovanni delle Monache oggi l'Accademia delle Belle Arti, separato dalla chiesa madre per l'apertura della via Conte di Ruvo. Tra le Fosse del Grano fino al primo Settecento e visibile pure nella Carta Carafa, esisteva la Torre delle Monache, che si rifugiarono al Monastero della Trinità a Santa Lucia a Monte e poi buttata giù per far posto all'edilizia del Risanamento classe 1875. Si segnala inoltre tra il primo arco di Port'Alba ed il palazzo al civico 101, alla parete del vestibolo di sinistra il portale quattrocentesco della scomparsa cappella di Santa Maria di Mezzagosto un tempo al palazzo dei conti di Piscicelli, con arco ogivale delicatamente intagliato a foglie di viti, dentelli ed ovoli oltre a al consueto rettangolo d'inviluppo che risponde allo schema dei portali di Napoli. Le cliniche universitarie hanno preso posto nel programma figurativo del Risanamento napoletano nell'area meglio nota come Caponapoli e Sant'Andrea delle Dame.


Spazio note

(1) Liberamente estratto da: <em>Le costruzioni monastiche napoletane a Santa Maria di Costantinopoli</em>, Roberto Pane in Napoli Nobilissima, PER. ITAL. Volume II Giugno-luglio 1963
(2) Seguendo la tesi dello studioso De Petra(CDP 1978, pagina 197, n° 277), il Gabrici considera che le mura greche, oggi sommerse, seguano l’andamento lineare di via Costantinopoli, spostandole solo un poco più ad ovest fino a farci star dentro la fondazione anche della Croce di Lucca; Gabrici 1951, coll. 615-616 nota 13 a pagina 11 di <em>Palazzo Corigliano. Tra archeologia e Storia</em> (Estratto) Istituto Universitario Orientale di Napol, ottobre 1984,  DON 1.209.562 BNN sez nap MIsc VII C 3/4z copia estratta da  1167802 D.S. BNN distribuzione 1994 D 87 relazione a cura di Irene Bragantini e Patrizia Castaldi, premessa di Maurizio Taddei.