Ponticelli

Ponticelli1 comprensorio e mandamento di Barra, dalla quale dista 3 km(2)3 è uno dei quartieri della zona orientale di Napoli4, circoscrizione provinciale, collegio elettivo del Comune e del Tribunale della Corte d’Appello5.
Il confine occidentale del quartiere col Comune di Cercola è segnato dall'interazione stradale ed agricola di Via Giacomo Matteotti. A Nord e ad Ovest confina con i comuni di Casoria, Volla e San Sebastiano al Vesuvio, mentre a Sud ed Est con la circoscrizione di Poggioreale.

E' adagiato su di un lento pendìo al terzo miglio da Pazzigno6, posto ai bordi della nota piana paludosa7 del capoluogo campano, annesso a quest’ultimo come suo effettivo comparto urbano, assieme ai più vicini quartieri di San Giovanni a Teduccio e Poggioreale, entrambe ai margini della direttrice di penetrazione costiera, a partire dalle opere dei prefetti fascisti Michele Castelli e Pietro Baratono.
Mantenendo la forma di struttura urbana monocentrica, il quartiere si presenta variegato dalla compresenza di più paesaggi diversi ed in conflitto tra loro, sui quali, ancora oggi, sono evidenti gli orientamenti della centuriazione romana7bis.


I confini fisici del quartiere ed il patrimonio immobiliare a marchio IACP.

Detiene un ruolo commerciale ed industriale, a riscatto per l’intero hinterland napoletano, acquisito durante tutto il Novecento, ad esclusivo uso sostituito di quello agricolo, che esso stesso è riuscito bene ad integrare.

  • Nella raggiera agro-territoriale8 successiva al "Manifesto Urbanistico"9, a nord si unisce alla contrada di Poggioreale ed al casale di Secondigliano10, col quale condivide il primato di insediamento edilizio emergente a marchio ICE-SNEI, INA-Casa, Istituto Autonomo Case Popolari tra le più grandi del Mezzogiorno d’Italia11. Contestualizzate da differenti tipologie di case non più assimilabili a quelle agro-ortensi del tipo della masseria con le quali, entrambe i casali, hanno iniziato ad esistere nel Regno12, Ponticelli si trova collocata, tra i numeri civici 605 a seguire e 504 a seguire dell’antica ”Strada dell’Alveo” oggi da tutti conosciuta come Via Argine13 (14). Gli edifici rappresentativi del nucleo più antico sono l’antica chiesa parrocchiale di Santa Croce a via Napoli e l'omonima cappella ormai scomparsa a piazza Ruggiero Bonghi. La chiesa santuario di Santa Maria della Neve, patrona del quartiere15, ed il campanile a piazza Vincenzo Aprea, parzialmente crollato nel 1860, rimosso dal posto due anni più tardi, ed infine ricostruito entro il 1890. Ciò che resta degli anzidetti immobili, non forma più l’immagine unica e realmente tangibile del quartiere diversamente rappresentato, poiché essi stessi non hanno più risposto alle esigenze pratiche ed ideologiche delle classi dirigenti che l’hanno insediate immediatamente dopo l’annessione del quartiere alla città di Napoli.

Ponticelli quand'era ancora un casale e l'area archeologica. 

Nonostante l’enorme interesse degli amministratori locali degli anni Sessanta, Settanta ed Ottanta del XIX secolo, fino agli anni Cinquanta del Novecento, l’assetto urbanistico di Ponticelli, era fermo alle impostazioni dettate per tutto quanto l’Ottocento16.

  • All’indomani della soppressione degli Ordini religiosi del 1861, il casale regio di Ponticelli, s’apprestò ad apportare modifiche sostanziali allo schema del piccolo paese onde ricavarci il prestito cui ebbero diritto tutti i casali che si sarebbero allineati alle istruzioni del nuovo governo francese di stanza nel Regno, e più esattamente, si legge scritto in una nota, ”…per dare pane agli affamati, lavoro ai disoccupati di Ponticelli ed una scusa per tener buoni i facinorosi contrari alla cacciata dei Borbone dal Regno"17. L’allora, presidente sindaco di transizione Isidoro Fuordes assieme agli scomparsi decurioni deliberarono l’impresa di nuovo investimento per rifare il campanile della chiesa parrocchiale, asfaltare la strada maestra specie nel punto in cui questa un tempo ricadeva nelle proprietà del Guarracino con riparazione e livellazione del Vico Casariccardo oggi via Alessandro Abati; ed in più la costruzione di un macello con tanto di tassa da riscuotere per gli altri macellai delle zone limitrofe che per comodità vi si recavano per la macellazione dei capi di bestiame fuori censo ponticellese18. Ponticelli ha pure la sua bella area archeologica: in Via Botteghelle di Portici, asse di collegamento tra via Provinciale delle Puglie e via Principe di Napoli, nel 1985, a seguito di scavi, in prossimità di questa strada furono rinvenuti pezzi di archeologia funebre; 52 tombe tutte risalenti al IV secolo d.C., con anfore di forma cilindrica di produzione nord-africana, si sa, poi utilizzate per inumare i bambini e tre altre anfore di fabbricazione maiorchina ed una brocca per usi diversi probabilmente prodotta sul posto.

Le trasformazioni socialiste e fasciste di Ponticelli ed il Ventunesimo secolo.

La prima ed unica tipografia del quartiere fu di Enrico Stigliano 1884, alla via Paolo Ricci, laddove sarebbe scomparsa l’antica Strada vinella alla Ferrovia. 

  • E più precisamente al numero civico 42 del Corso Ferrovia, mentre la prima lavanderia pubblica sorse, al "mulino Fellepane", sfruttando le risorse del Cozzone, un antico corso d'acqua oggi sommerso, da parte dell’imprenditore industriale Alessandro Abati. L’Amministrazione di Ponticelli, dedica ad Alessandro Abati la strada che collega l’asse interquartiere di Ponticelli con la via Provinciale delle Brecce, mentre la prima sezione del Partito Socialista, fu insediata nei locali prospiscienti l'imbocco da Via Argine del Viale Margherita di Savoia, mentre i Fascisti si attestarono al numero 21 di piazza De Iorio, ed infine, dal 1997 all'apice di via Alfani, il Comune di Napoli trovò nel posto del Parco Verde, l'occasione di dedicare l'impianto a Sergio De Simone, il bambino napoletano ucciso dall'ideologia nazista; ed ancora a proposito di militanza antinazista, si ricorda a Ponticelli, la Via Giovanni Carfora, dedicata allo studente di Giurisprudenza ucciso dai soldati tedeschi a Gubbio all'alba del 30 giugno 1944. Gli uffici del Presidio Medico Sanitario, A.S.L., Napoli 1, distretto 52, stanno su Via Pietro Ammendola, compreso tra gli angoli di via Luigi Piscettaro e via Luigi Franciosa.


Spazio note

(1) Antonio Bove, Architettura e urbanistica a Ponticelli nella seconda metà dell’Ottocento, Comune di Napoli Consiglio circoscrizionale di Ponticelli. Promosso da Eduardo Paracuollo ed Ubaldo Grimaldi Presidente del consiglio Circoscrizionale di Ponticelli. Contributo del Banco San Paolo di Torino. Stampato a Ponticelli nel 1989. Presentazione di Amalia Signorelli BNN distribuzione Miscellanea B b 1507/19
(2) Lungo l’arco di mille anni, fino al 1860 non si registrano costruzioni di sorta capaci di modificar l’assetto urbano del casale di Ponticellum Magnum et Ponticellum parvum. Umberto Scognamiglio, Ponticello, casale regio napoletano, 1985, pagg 34-36
(3) È chiaro che esistono documenti storici che attestano l’esistenza di un solo casale che si chiamasse Ponticelli o anche scritto Ponticello, in luogo invece di un solo casale proveniente da due piccolissimi villaggi poi conosciuti e recensiti, come Ponticello Piccolo e Ponticello Grande, ed in taluni casi anche scritto Ponticello Maggiore e Ponticello Minore, alla medesima maniera in tutta sostanza, di come per le epoche passate si è inteso differire i territori di Fratta Piccola e Fratta Maggiore, Frignano Piccolo e Frignano Maggiore, Cardito e Carditello, Marigliano e Mariglianello. Ora, la descrizione del territorio di Ponticelli senza più la distinzione di Grande o di Piccolo la si ha fino all’804 su di un testo riferito una prima volta dal Chiarito in una sua opera intitolata de instrumentis conficiendis per Curiales (Chiarito- P. III, capitolo II, pag 147). Laddove si celebra la Carta di Napoli, il 4 agosto della XIII indizione dell’anno II dell’Impero di Romano, segnata XXIII all’Archivio di San Sebastiano, si riporta, la vendita di un podere a Pietro Safassa che abitava su questa terra e così scritto: A Pertro, qui nominatur Safassa, filio quodam Petri Safassa, habitatore vero in loco qui nominatur Ponticello, qui est floris flubeum. Altrimenti, in un documento a firma Carlo I d’Angiò, Regesto del 1279, archiviato nel 1283, B. fol. A 6 t. si legge chiaramente Item petia una de terra in territorio Neapolis in loco ubi dicitur: ad Ponticellum Piczolum. Carlo II alias “lo Zoppo” lascia scritto sul regesto del 1294, (M fol. 67 a. t) item petia una terra arbustata sita in Casali Ponticelli Minoris. Ed un altro documento del medesimo sovrano regesto del 1302, parlando di tasse che quelli di Ponticelli avrebbero dovuto alla Casa reale, lascia scritto In Ponticello Minori debent annuatim… (A o E fol. 135, 136). La documentazione in essere, fedelmente riportata spiega oltre all’esistenza di non uno, ma due casali detti Ponticelli, l’uno Grande e l’altro Piccolo, anche la considerevole eccedenza delle imposte fiscale a carico di Ponticelli Grande superavana di gran lunga l’ordine delle imposte caricate per Ponticelli Piccolo.
(4) Sulla carta topografica del duca di Noja, Ponticelli è descritta vieppiù sommariamente, mentre è disegnata con estrema chiarezza la strada che da San Giovanni a Teduccio, si spinge verso le paludi napoletane raggiungendo appunto il casale di Ponticelli attraversando la via di Santa Croce. È anche visto in un particolare della carta topografica Rizzi-Zannoni del 1793 al Museo di San Martino.
(5) Dizionario geografico storico statistico del Regno d’Italia, di Raffaele Altavilla, Torino, 1875, pagina 572
(6) Rocco, Brevi cenni storici. Chiesa di Ponticelli 929183 BNN SEZ NAP VII B 2/43 a pagina 7
(7) Clicca qui per aprire questa nota
(7bis) Il contesto urbano. Descrizione e caratteristiche del quartiere di Ponticelli in NaplEst. Viva Napoli vive. Piccole imprese e tessuto socio economico di Napoli Est. a cura dei dottori Roberto Celentano, Luciana Guadagno, Marialaura Palescandolo, Stefania Scognamiglio, Sabrina Esposito. Supervisone professor Luca Meldolesi. Giugno 2010 Continua a leggere il pdf oppure vai sul sito di Naplest
(8) La prima mappa urbana di Ponticelli è depositata presso l’Archivio dell’Ufficio Tecnico Comunale Erariale di Napoli, ed è composta di sette fogli. Sul frontespizio della carta topografica si legge testualmente: ”La presente mappa venne rilevata per la rete grafica ed la perimetrazione dall’ingegnere Luigi Casarà del Genio Civile 21-30 settembre del 1874 e l’anno successivo dal Geometra Oreste Palanca. L’indicatore fu Benigno D’Ingegno. In realtà, dai testi del Bove, si evince che un primo tentativo di redigere una mappa del territorio ponticellese risale al 1° maggio del 1865, proposto dall’allora sindaco, Francesco Riccardi, all’architetto Conte Mori, che aveva già dato soddisfazione in questo senso ai sindaci dei comuni di Barra e San Giovanni a Teduccio. Non se ne è fatto più niente, poiché, c’è scritto, ”questo comune non può sopportare la spesa per l’opera presa in parola”.
(9) Si considera il cosiddetto Manifesto Urbanistico di Ponticelli, la delibera del Consiglio Comunale del 4 aprile del 1871, un punto di riferimento storico di tutti gli atti comunali di carattere urbanistico relativo al territorio di Ponticelli. Il documento è significativo poiché è di fatto la prima copia scientifico-politica della zona di Ponticelli. Copia all’Archivio Storico del Municipio di Napoli, Ponticelli, deliberazioni del Consiglio, V. 3°, pp 43 tergo-45 tergo.
(10) Ponticelli, assieme a Secondigliano e San Pietro a Patierno condivide il glorioso passato di comunità agricola del tipo del Casale, abbandonato dall’impossibilità nella Campania liberale di continuare a vivere secondo un sistema urbano non più rispondente alla vita di un paese, che, agli inizi del XIX secolo, crebbe demograficamente con un’esponenziale tendenza all’evoluzione economica.
(11) *PRG su tre piani collegati : confronto sull’assetto urbano di Napoli / Sandro Dal Piaz. Codice SBN NAP0488485 Fa parte di La voce della Campania : quindicinale regionale di politica, economia, cultura e attualità , A.4, n.24 (dic.1976)
(12) È dato come evento determinante per le attuali condizioni di vita e classe sociale del ceto medio localizzato nel solo centro storico di Ponticelli, esclusa l’immensa distesa di case popolari, il trapasso del vecchio regime che gestiva l’antico casale, e gli episodi sintomatici avvenuti negli ultimi mesi di Napoli Capitale del Regno lo dimostrano chiaramente, a partire dall’alienazione del bene pubblico, l’attuale via Cupa San Pietro venduta dall’allora sindaco Sabato Aprea al conte di Monte Sant’Angelo, don Nicola Serra. Le conseguenze politiche di un sistema elettorale del tipo sui censi, introdotta nel regno dal governo di Gioacchino Murat verrà mantenuto a Ponticelli anche durante la Restaurazione Borbonica, riconfermato in epoca post-unitaria, verrà abbandonato all’avvento del fascismo.
(13) Le *strade di Ponticelli / Luigi Verolino. – [2. ed.]. – [Napoli] : Il quartiere, c1999 (stampa 2000). – 271 p. : ill. ; 21 cm + 1 c. Codice SBN NAP0264171 BNN SEZ. NAP. VII B 1654 pagg. 74-76
(14) Da via Argine nell’entroterra di Ponticelli è possibile raggiungere l’antica Contrada Abbasso Maranda.
(15) In un periodo di fervido splendore democratico, le opere del sacerdote Pietro Ammendola, vanno ricordate poiché furono propizie per un rinnovato assetto socio economico dell’allora casale di Ponticelli, l’annosa ricostruzione del campanile, la facciata della chiesa parrocchiale, il trono e poi l’invenzione del simulacro della Madonna della Neve, la venuta delle Piccole Ancelle, istituite da Caterina Volpicelli da essa stessa mandate a stare a Ponticelli nel 1878 in un fabbricato di seguito poi riadattato a semi clausura con rigie regole monastiche, iniziato tutto nel 1881 e condotto a termine nel 1886; ed ancora il restauro e la nuova presa sulla Cappella San Rocco, tutto a concludersi nel 1888 con la celebrazione del centenario della proclamazione del Madonna della Neve a patrona di Ponticelli. Estratto da: L’opera di Giuseppe Nicodemo di Giovanni Alagi, in memorie storiche ed artistiche della parrocchiale chiesa ed insigne simulacro di Maria Santissima della Neve, introduzione Giorgio Mancini, a Ponticelli nel 1988. Tipografia Russo Gennaro a Volla. BNN distribuzione 1989 B 187 a pagina 43.
(16) A.S.N., prefettura, fs. 570, fs lo 44/
(17) A.S.M.N., Ponticelli, deliberazioni del Consiglio V, 2° 8 marzo 1867 e V. 3°, 16 ottobre 1867, 3 agosto 1868. Pp. 1-1 tergo. La pianta ad Y dell’antico Casale di Ponticello, rimarrà tale e quale fino alla metà di quello stesso secolo. Vista in questo modo sulla carta topografica di Domenico Spina in Campagna Felice del 1765; ed ancora: in Il Golfo di Napoli del 1770 di Giovan Battista Piccinino; Antonio Rizzi Zannoni, in Topografia dell’agro napoletano del 1793. Giura Longo Il recupero del patrimonio edilizio esistente in Edilizia Popolare numero 166, maggio-giugno 1982; G. Fioravanti, Progettare il recupero, 1983; Stella Casiello Ponticelli in I Casali di Napoli 1984; Escalona, Losasso e Dinelli Casali della Provincia di Napoli, in “La Provincia di Napoli”, Anno VII, numero 1, 1985.
(18) Alfonso Scirocco, Napoli nell’età della Destra, in ”Storia di Napoli”, Napoli 1971 V. X, pagina 11