Cava Carafa a Napoli

Fino a tutto il 1967 la Cava Carafa è stata tra tutte le cave di Napoli la più studiata perchè divenuta col tempo il parcheggio multipiano Morelli, uno spazio car-parking a 7 livelli con rampa d'accesso centrale agganciati alla struttura portante in cemento armato ed ingresso dall'omonima strada, inaugurata come tale nel 2007.

Si trova nel circondario dell'area dell'Egiziaca a Pizzofalcone, nella pancia del monte Echia.
La sua superficie è di 3180 m2 e la volta raggiunge il punto massimo d'altezza di 35 metri.

È una caverna artificiale di antica estrazione che col tempo ha espletato diverse funzioni, tra le quali, a memoria per eventi di sorta si ricorda quella della dislocazione dei pozzi per la raccolta d'acqua defluita nei condotti sotterranei dell'acquedotto della Bolla, poi, sede d'uscita dà e per il tunnel Borbonico, rifugio antiaereo durante i bombardamenti del 1943, deposito giudiziario per le auto sequestrate dalla Polizia negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, quindi abbandonata fu ripresa negli anni Ottanta in un progetto di riqualifica ambientale con una fase di start-up che ha avuto un decorso ventennale, fino a raggiungere negli anni Dieci del Duemila l'attuale funzione di autorimessa a più livelli.

Tra le tante funzioni espletata la più singolare è stata il parcheggio straordinario delle auto fasciste ed il deposito delle ricchezze di principi, duchi e conti alla corte di Casa Borbone.

Di per se stessa la cava invece è tutto ciò che resta dell'opera di scavo iniziata nel 1512 per estrarre il materiale di costruzione per villa Carafa sul monte, come confermato dalla lapide posta sulla facciata medesima della villa.

La materia estratta dalla cava è servita anche per la costruzione nel 1588 della chiesa e del convento della Nunziatella, volute entrambi fortemente da Anna Mendoza della Valle, la Castigliana napoletana per educazione, che in forza del suo potere di decidere le sorti del patrimonio di famiglia li concesse tutti e due ai Gesuiti napoletani. Solo quando questi furono cacciati fuori dal Regno da Ferdinando IV, il 28 maggio del 1787 gli spazi della chiesa e del convento passarono all'uso attuale di Real Accademia Militare della Nunziatella.

Infine, esite ancora oggi un'apertura nella roccia della volta dalla quale filtra molta luce solare che ne illumina lo spazio durante le ore diurne; questa fessura corrisponde in altezza al piano basamentale della chiesa di Santa Maria a Cappella Vecchia, oggi divenuta una palestra.


La cava in sé non offre nulla di notevole a parte una storia di parcheggio fascista.

Ma è stata comunque presa in considerazione per la sua fortunata vicenda storica che l'ha vista sempre oggetto di manomissioni continue e di usi bizzarri.  

  • Come quello ad esempio di parcheggiare per poi praticamente abbandonare un'automobile d'epoca che i ricercatori della Napoli Sotterranea del 1966, ritrovandola in un ramo di questa cava la riconobbero esser la potentissima 5 porte, 4000cc, 12 cilindri a V, un prototipo di Alfa Romeo fascista, realizzata pare solo in due esemplari, uno per girare Roma e l'altro Napoli, con a bordo il duce in persona, Benito Mussolini. Inizialmente dominava l'incertezza quasi assoluta sull'idea che fosse davvero l'auto che portava in giro per le due città italiane la persona del Duce, poi via a via le delucidazioni e le intuizioni hanno reso verosimile che fosse quella e non un'altra la vettura, forte soprattutto della convinzione che non potesse esser stata rubata data l'enorme importanza che queste rivestiva. Anzi, emerse sempre più convincente il concetto che potrebbe invece esser proprio quella l'automobile perchè lasciata alle avversità dello stillicidio della cava, che di fatto, l'ha resa irrecuperabile. Altra curiosità è stata la precisazione degli speleologi di notare la combinazione del numero di targa della vettura, LT 8624 ed il tachimetro fermo a 2864 chilometri percorsi. Sempre secondo quanto dichiarato dagli scopritori sul posto, l'auto, anche se in pessime condizioni, si presentava bellissima come la ricordavano i nostalgici; lunghissima con gli strapuntini e la cappotta a prova d'assalto, i cerchi in lega bianca ed i copertoni a fasce calibrati. In un altro ramo della cava stava parcheggiata una Balilla di Casa Fiat Coppa d'Oro, inestimabile valore, con targa CE 3904, e vi era parcheggiata anche una Lancia Balilla targata NA 2529, guidata l'ultima volta da Leonida Cavallari, medico condotto di Maiori, che lasciandola sull'autostrada Napoli-Pompei, per un problema alla gomma, fu travolta da un'altra auto sopraggiunta in corsa. Oltre a questi importanti pezzi della storia fascista d'Italia, presente nella cava anche altre auto di marca Lancia e Fiat, tra cui molte Topolino e molte moto della stessa epoca e persino tantissime biciclette tutte accatastate in un ramo della cava. Non solo auto, moto o bici, ma anche marmi provenienti da Villa del Popolo in Roma e dalla Fontana degli Specchi, e anche inaspettatamente mobilio borbonico, fatto mettere in un luogo incredibilmente asciutto della cava. Vi erano anche credenze colme di masserizie, e cassettoni stracolmi di elementi tipici del corredo sopraffino militare d'epoca tardo Ottocento, e poi ancora i segretè, i sacchi di telo in stoffa camustra contenenti le borchie ottonate che si usavano per fissare a terra una sorta di striscia pedinale e libri e zaini, e orologi stradali dell'epoca Liberty ed anche qualche quadro. C'erano perfino un paio di colonnine per la distribuzione di benzina, il modello a manovella col contenitore da 5 litri sdoppiato. Ed ancora il ricercatore nel suo racconto sul ritrovamento del materiale in deposito presso la cava ricorda parecchie centinaia di metri cubi di certo tavolame, ed una statua di Giuseppe Garibaldi in cartapesta usata durante una manifestazione pubblica dei Misteri di Piedigrotta. Nel 1992 la cava fu ufficialmente chiusa al pubblico e per i dieci anni successivi non né fu lasciato libero l'ingresso neppure per le ispezioni geologiche. Nel 2001 iniziarono i lavori di scavo per la L.T.R., la Linea Tramviaria Rapida, terminati solo nel 2005.