Zona San Gaetano a Napoli

È detta zona di San Gaetano a Napoli1 l'area territoriale corrispondente al cuore insediativo del decumano superiore della città, via Tribunali, nonché circondario della chiesa di San Gaetano da Thiene, succorpo della più grande e più antica chiesa di San Paolo Maggiore ai Tribunali.

Più precisamente essa ricade nel quartier San Lorenzo, condivisa dai Girolamini con la loro basilica nell'omonimo largo e dai frati Minori Conventuali con la prospisciente basilica di San Lorenzo Maggiore che li ospita nella stretta territoriale che i napoletani farebbero corrispondere a San Gaetano di Sotto.

Deve comprendersi per quest'area anche la più piccola, quasi nascosta e letteralmente distrutta da un incendio nel 2013, chiesetta della Scorziata con annesso palazzo di famiglia.

A partire altrimenti dalla chiesa detta delle Anime Pezzentelle, zona Purgatorio ad Arco, e con un ritorno che terminerebbe alla fine del porticato di palazzo dell'Imperatore, imbocco via San Nicola al Nilo, sarebbe da definirsi, sempre secondo i residenti, San Gaetano di Sopra.

Si tratta comunque di confini fisici reali, tra loro collegati in isole residenziali di tipo magnatizio, a loro volta congiuntamente estratte dalle zone Nilo, San Gregorio Armeno e Girolamini e frammentati nell'unico grande schema urbano disegnato nel cuore antico della città, divenuto nel 1985 il centro storico UNESCO più grande e più antico d'Europa. Via a via con lo scorrere delle alternate vicende storiche la zona di San Gaetano ha più volte conosciuto diverse denominazioni di cui, la prima in assoluto, va ricordata esser stata, il Foro Magno, insediamento legionario di Napoli, successiva però alla denominazione ancor più antica di Neapolis, così detta per aver dato luogo al primo, vero e proprio impianto urbano di tipo Ippodameo. Quindi, dall'archeologia moderna, un perduto, sacro tempio abbandonato dai greci e dedicato dai sopraggiunti romani, alla dea Cerere, ancora oggi in stato di identificazione avrebbe dato origine alla denominazione più certa di questa zona col termine di Regio Augustalis.

Infine, va segnalata la denominazione della prima era cristiana, dedicata alla sepoltura del Vescovo Severo, proprio nelle sottofondazioni di San Lorenzo Maggiore, poi mai più ricordata come zona San Severo, per esser stata traslata la salma del santo presso l'attuale sistemazione nell'omonima zona al borgo dei Vergini.


La panoramica dei luoghi antichi antichi di San Gaetano.

La stessa zona si identifica più comunemente e generalmente attorno a piazzetta San Gaetano, all'apice di via San Gregorio, visivamente dominata dalla Torre Campanaria di San Lorenzo Maggiore.

  • Superata da quel punto l'abside della chiesa di San Lorenzo Maggiore, oggi resta sul fianco della navata della basilica dei Minori, compreso il supportico, un palazzo ad angolo appartenuto fino a tutto il '500 ai membri del casato Cagnalanza, imprenditore, viaggiatore genovese che qui in questa zona accosto al suo palazzo si fece costruire anche un forno per farci il pane.  Ma è proprio di questo profilo di strada che la zona di San Gaetano è identificabile anche sulla mappe antiche. Infatti, da questo palazzo di cui si è appena detto, fino al largo dei Girolamini subito appresso, nel 1546 vi erano tre cose che oggi non vi sono più e che il non esserci di queste cose l'hanno completamente trasformata; un lungo porticato e le chiese dei Barbieri e di San Giorgitiello. Tutte e due andate giù assieme ai portici certo non prima del 1546, così come si osserva dalla platea di San Lorenzo Maggiore, della quale, alla demolizione necessaria venne interessata anche la sacrestia vecchia della basilica2. Si legge in una nota di fascicolo, oggi conservata all'Archivio di Stato di Napoli, fondo Monasteri Soppressi, che questa operazione fu in un qualche modo necessaria all'uso di realizzare sul fianco della basilica una serie di case et poteche da rendere in fitto ed in vendita con mutuo assenso della famiglia conventuale dei Minori di Napoli che dal disastro e dalla ricostruzione avrebbero percepito per otto anni di seguito 400 ducati da tale Giovanni e Giandomenico Comes, che fitttandosi per sé un locale con apertura diretta su strada diede il via ad un mestiere che a tutt'oggi sembra ancora abbia bisogno di una spiegazione: l'arragamatore. Il palazzi in questo fianco della basilica prospiscienti su Via Tribunali sorsero nel pieno rispetto dei disegni architettonici che tennero ovviamente in forte considerazione il pochissimo spazio disponibile, ed anzi, proprio le case e botteghe aggiunte finirono per cosi dire di ridurre, a colle di bottiglia, il varco d'accesso tra due diverse microzone. Dalle bolle di pagamento ancora conservate presso il Museo Storico del Banco del Salvatore si evincono attività di locazione a Vincenzo Riccio, cristallaro, a Domenico De Chiara, il piltrano, a Giovan Battista Renzo e Pietro Iacopo Mascolo furono concessi in fitto locali per adibirci botteghe di coppolari; e ad un altro ancora, tale Mastro Cesare, che faceva, il banneraro, una bottega con camerino al piano superiore e sottobottega tanto piccola da credere inverosimile che qualcuno potesse stare ad abitarci. Infine, in questa ripopolazione vi furono anche un fruttivendolo, che sulle carte è detto, un agrumaro, il maestro orologiaio Masillo e Geronimo Melchiorre, barbiere.



Spazio note

(1) Liberamente estratto dal testo citato a questa nota.
(2)ASNa, Monasteri soppressi, 1194, 48. In altro fascio (1259, 186v): «Nella Platea p.ma se dice, che li sopportici se abbatterono, ed il Conv.to ci aveva fatte alcune botteghe, e sacrestia, e per spendere pigliò d.ti 400 da Lonardo, e Gio: Dom.co Comes del danaro delli Pignoni, come alli legati fol. 169 t.°, e delegò d.a annualità, e poi furono affrancati».