Palazzo D'Apice a San Gregorio

È il primo dei due palazzi attribuiti al primo Mormanno1, ed il primo visibile nella composizione della cortina edilizia nel tratto orientale della zona di San Gregorio.

Si trova più precisamente poco oltre la torre campanaria di San Lorenzo Maggiore, allo storico incrocio di via San San Gregorio Armeno con via Giuseppe Maffei. Ed è stato il primo palazzo in ordine cronologico di acquisizione ad esser divenuto proprietà del Monastero basiliano.

Tutta quanta la parata di queste case con botteghe al piano terra e vani al piano superiore a sinistra della medesima strada sono già a partire dal primo Cinquecento patrimonio del monastero delle Benedettine.

Ma il palazzetto di cui si fa oggetto appartenne prima del 1546 allo stesso Monastero di San Gregorio, e in un lungo e dibattuto lascito finì tra le proprietà di Giovan Battista D'Apice, figlio erede di Carlo che l'ebbe già in uso.


Le successioni sulla proprietà del palazzo.

Nel 1567 però Giovan Battista lo cede nuovamente al monastero, il quale, a sua volta, lo usò per dare dimora al proprio cappellano, Giovan Battista Rotundo2.

  • La presenza di un mastodontico muraglione in discesa decorrente dallo spigolo dell'incrocio fissa i limiti territoriali tra quella che è effettivamente riconosciuta ancora come zona di San Gaetano ed il fondaco di San Pantaleone, oltre il quale, è ben visibile questo piccolo palazzo alle quali origini dovette aver avuto un architettura sicuramente assai più dignitosa delle condizioni a cui è giunto ai tempi moderni. Al piano terra di questo palazzo vi sono tre diversi locali tra loro non più comunicanti, i quali, è saputo che almeno fino alla fine degli anni Dieci dell'Ottocento offrivano passaggio ad una sorta di living room alle loro spalle ed oggi irrimediabilmente perduto per esser stato questo stesso spazio separato in tre ambienti più piccoli. Dalle ricerche condotte per la raccolta di Felice Autieri si evince che al piano ammezzato vi sono state apposte delle ringhiere alle finestre che non hanno fatto altro che abbruttire la facciata dello stesso palazzo; medesima cosa accade per il primo piano del palazzo, laddove lo si nota anche da terra, due finestre asimmetriche sostituiscono vecchie mostre in piperno e balconi alla romana con mensoloni poco aggettanti che oggi non esistono più. Si è salvato dall'ammodernamento selvaggio solo un cornicione seghettato e ovoli. Agli inizi gli ambienti interni all'appartamento erano separati in tre vani, due che stavano uno sopra all'altro ed un terzo che invece stava alle loro spalle, ovvero, proprio l'unico ambiente che richiedeva un'immediata riparazione massima, scritta per testamento di cessione ripetuto tra l'altro anche l'11 luglio del 1517, un anno dopo la stipula notarile, allorquando, addirittura si decise di concordare un altius non tellendi, ovvero un'altezza massima da raggiungere nello stato della nuova organizzazione. Altezza, che, suggestivamente riportato dalla documentazione in essere, ricorda non doveva superare la prima ginella campanilis3. Alle prescrizioni venne aggiunto anche l'obbligo di chiudere una delle stanze che sfacciatamente aprivano direttamente sulla torre campanaria di San Lorenzo Maggiore e di una scala che dal fondaco di San Pantaleone desse accesso immediatamente agli altri ambienti.


Spazio note

(1) Liberamente estratto dal testo citato a questa nota.
(2) ASGA, n. 46, Platea 1691, rubr. 3, 141v.
(3) «… dictas dominam Abbatissam … concessisse dicto Carulo … quandam domum consistentem in membris duobus uno super alio, cum certos vacuo retro se, sitam et positam in plathea dicti Monasterij, iuxta Monasterium Sancti Laurentij, iuxta campanile dicti Monasterij Sancti Gregorij, viam publicam, et alios confines, ad dictum Monasterium spectantem ex successione quadam domina Abbatisse Margarita Caraczule, et Domne Abbatissa Cubelluccia Caraczule olim Abbatissa [1483-1495] dicti Monasterij, et Cappella Sancte Catherine constructe, et hedificate intus dictam Ecclesiam, ad annuum redditum, sive censum ducatorum decem de carlenis … mediante dicto Instrumento … dixerunt, ac etiam videntes dictam domum in presentiarum indigere reparatione maxima, et quia si dicta domus de celeri non reparatatur veniret in collaxum … dictus Carolus sponte promisit … non altiam dictam domum, nisi quantum est prima ginella campanilis dicti Monasterij, et non ultra … implere vanum ante portam campanilis dicti Monasterij, et de novo construere gradus a parte fundici eiusdem Monasterii, necessarios pro ascendendo ad alias domos … Presentibus … Ioanne Mormanno …». Cf. ASNa, Monasteri soppressi, 3417.