San Severo fuori le Mura

La forma urbana di questo comparto1 è caratterizzata da tre blocchi fondamentali interconnessi tra loro e tutti esposti in facciata principale ad una piazzetta di forma triangolare e lievemente in pendenza.

Essi sono la chiesa di San Severo, con persistenza del sito sulle catacombe omonime, il Cappellone di Sant’Antonio con annessa Terrasanta ed il convento dei Francescani Conventuali2 di Napoli con il chiostro monumentale di San Severo detto fuori le mura3.

Il complesso conventuale ha trovato spazio in un posto ristretto sotto un monte di tufo in una zona, all’inizio completamente rupestre, segnata dalla presenza di cave a cielo aperto, livellata dalle acque di ruscellamento più conosciute col nome di “Lave”, e poi, dalle azioni dell’uomo scomposte in successione di fasi, alle quali, lo studio scientifico farebbe corrispondere interventi di trasformazioni del nucleo originario estratto principalmente dalle disperse proprietà dell’Ordine dei Frati Predicatori del Monacone alla Sanità e poi, più ampiamente da varie successioni ereditiere della famiglia dei Carmignano, proprietari della Valle dei Vergini, nella quale, sorge il nucleo di San Severo e tutte le preesistenze ambientali ad esso connesse.

La zona comunque, in appena mezzo secolo, dal 1520 al 1570, attraverso un tipico e graduale assorbimento dimensionale, si trasformerà in un organismo conventuale con una sua specifica consistenza. Solo successivamente alla data della traslazione del corpo del vescovo alla chiesa di San Giorgio ai Mannesi, la forma urbana interessata dal perimetro del complesso fu stratificata dalla costruzione contemporanea alla rifondazione cinquecentesca della chiesa stessa, da una serie di comparti a nord dai, quali, tutto il complesso in massima parte emerge con forza.

Un articolato sistema di vicoli densamente abitati son cresciuti tutti intorno alla fabbrica religiosa, e che, per tanto, non avendo un effettivo epicentro urbano, quanto, piuttosto una sorta di rigido sistema di varchi aperti e chiusi, da e per i comparti limitrofi, si limitano a circoscriverlo e a lasciarlo ben collegato in tutte le direzioni, mentre, alle sue spalle, un costone tufaceo di forma torricolare, modificato dall’opera dell’uomo con rampe, chiostri ed antichi giardini, gli fa da quinta scenica.

Parte della zona settentrionale dell’impianto risulta, quindi, ricavato proprio nella sostanza tufacea, ed alcune sue pareti, afflitte, in maniera del tutto evidente, dalla cosiddetta passata di mano dello scalpello, presentano accentuati esiti propri della scultura, più che dell’architettura.

Dalla storica convenzione stipulata tra l’architetto Dionisio Lazzari ed il cavatore di monti, anche detto, il Cavajuolo Domenico Sacco, si evince che alla data della storica riforma della religione domenicana, il coro della chiesa di San Severo, fu ottenuto dallo scavo operato nel costone tufaceo, mentre, la prefigurazione attuale oggi presenta invece lo stesso luogo libero dalla massa tufacea rimossa.

Anche la massa di tufo alle spalle della chiesa venne ulteriormente rasa a livello del suolo e già dall’inizio degli anni Dieci del Novecento, lo spazio è stato occupato dalla Casa Canonica.
Segnatamente per la parte pendente a sinistra del costone, in direzione del Supportico e dei Cristallini, si assiste all’attraversamento del costone da rampe carrabili e dalle penninate pedonali che collegano la valle dei Vergini dalla direzione di Santa Maria Antesaecula ed al versante dei Cinesi.

L’assetto delle strutture tutte di San Severo, molto più vicine a quelle attuali, dovettero come tale definirsi tra le date del 1573 ed il 1685 così come risulta dai confronti possibili tra le carte topografiche del Lafrery e del Baratta.
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Spazio note

(1) Dipartimento di configurazione ed attuazione dell'architettura dell'Universtià degli Studi di Napoli "Federico II". Osservatorio permanenete per il monitoraggio dei complessi conventuali campani. Riabitare i conventi. Il complesso conventuale di San Severo alla Sanità in Napoli. Parametri per la valutazione della vulnerabilità indotta dall'impatto abitativo nei complessi conventuali napoletani. a cura di Claudio Grimellini, il rilievo di base è di Luigi Cocchiarella e Vincenza Tempone. Napoli CLEAN 2000 BNN SEZ NAP B 1647
(2) A.S.N., Monasteri Soppressi vol. 1653, Ruotolo 1971
(3) Domenico Ambrasi: San Severo: un vescovo di Napoli nell’immediato medio evo (364-410), Napoli 1974