Pallonetto a Santa Lucia

Il Pallonetto presso il borgo di Santa Lucia al Mare di Napoli1 nella sezione San Ferdinando isola detta di Santa Maria della Catena2, è stato, fin dai tempi remoti un luogo di abitazioni di pescatori napoletani.

Arroccato sulla pendenza del monte e sfruttandolo pienamente, il pallonetto collega in maniera pressocchè efficace l’epicentro dei quartieri terrazzati dell’Egiziaca e del Monte di Dio, Pizzofalcone col primo tratto orientale del Lungomare.


Tuttavia, esso è contrapposto nettamente da un punto di vista sociale ed ancora formale alla sistemazione della sottostante via Santa Lucia, opera egregia dei gemelli Gasse nel 18403 restituita come una comoda rampa d’accesso, oggi non più come allora, utile a raggiungere più facilmente il lido dei Provenzali4, borgo Marinari, Castel dell’Ovo, e le sorgenti sulfuree del Chiatamone.
Un collegamento, questo, visto qualitativamente prima pedonale e poi carrabile, ma che tuttavia deve considerarsi ottenuto per meglio rendere scorrevoli le acque piovane dalle alture del monte verso il mare, motivo per cui, nella storia del comparto del Pallonetto, l’organizzazione spaziale e sociale della vita quotidiana dei pescatori si è basato sulla costruzione pittoresca di case a doppio scompartimento.

Queste case erano, ed effettivamente lo sono ancora, divise in due scompartimenti; uno detto sottano adatto cioè al ricovero delle barche, che stavano appunto ancorate alla roccia ed avevano il rapporto diretto col mare grosso e soprano per l’abitazioni umane costruite in alto, lontane dalla furia dei marosi.


Storia del Pallonetto di Santa Lucia al Mare di Napoli.


All’indomani della bonifica totale della città, l’insediamento di Chiaia e le grandi colmate a mare delle società capitalizzate dal Risanamento ottocentesco, tutto fu costruito a filo d’acqua.

  • Ed il Pallonetto è risultato straordinariamente sollevato ed isolato dalla città urbanizzata e secolare, ed al carattere marinaresco via a via il comparto ha assunto la forma di isolato in rupe privo di ogni fondamentale rapporto anche prospettico col Golfo di Napoli. L’ultima utile testimonianza di questo sistema residenziale che lo rese un elegante e pittoresco borgo medievale, sta nella facciata della chiesa di Santa Lucia della Catena, eretta, scrive il Galante, nel 1576 dal polo della riviera, all’imbocco della salita gradinata diretta al centro del comparto, tra le proprietà della Cappella Vecchia e della Chiesa delle Crocelle, ed infine, al pianoro della villa Carafa; la facciata della chiesa mantiene il suo ingresso in altezza rispetto alla spiaggia, molto meno rispetto alla quota di strada a questa collegata per mezzo della scala a doppia rampa. La disposizione urbana dell’abitato, molto caratteristico, strutturato tra roccia scavata ed in qualche punto pianificata, presenta una fitta rete di stradine a penetrazione profonda, tracciate nel cuore di un sistema di case di mare affacciate sul golfo che si presentano un poco edifici ed un poco grotte, assai simili alle costruzioni della zona dei Ventaglieri a Montesanto, ed i Cristallini dei Vergini, fatta salva la sola eccezione che per il Pallonetto a Santa Lucia, il sistema residenziale stratificato è giustificato dal modello di vita collettivo e commerciale, agganciato saldamente alla vita influenzata dall’arrivo e dalla partenza di persone e cose solo via mare, alla stregua di quanto accadde durante le epoche del viceregno a piazza Mercato, nell'omonima sezione. L’affaccio al mare del pallonetto a Santa Lucia, oggi del tutto scomparso, un tempo era garantito sulla spiaggia perfettamente allineata al perimetro grossomodo equivalente a quello dell’attuale facciata della chiesa di Santa Lucia della Catena, e come scrisse il Celano, ”dal cardinal Gasparro de Borgia ridotto a questa forma medesima”. Dai testi introdotti da Italo Ferraro, nell’Atlante storico di Napoli, si riscontra una trasformazione globale degli assetti urbanistici di questo comparto tra il XVI ed il XVII secolo; solo mettendo a confronto infatti le due carte topografiche del Lafrery 1566 e del Baratta 1629, si possono osservare nella prima le case a piano unico e basse dei pescatori, contro le abitazioni già a quattro piani raccontata successivamente da situazioni contestuali topografiche rilevate.

Il pallonetto di Santa Lucia sulle carte antiche di Napoli.

Sulle carte antiche si osserva come la gradinata percorre la strada in salita tra un edificio affossato nella roccia e la spalla destra della chiesa di Santa Lucia alla Catena, chiaramente sollevata dalla strada maestra.

  • La rampa gradinata prosegue a settentrione fino alla via della Solitaria. Al lato della strada in direzione del monte sempre sulle carte del catasto urbano relativo al XVII secolo, la gradinata è chiusa da questa parte da un compatta cortina edilizia che non si replica alla stessa maniera anche sul fronte dl mare, dove invece si osserva un’aggregazione più disordinata di case e di cose. In quegli anni di quel secolo si evince dallo studio delle carte, è già del tutto formata la situazione viaria secondaria col vico Storto che giunge fino a via Santa Lucia ed i vicoletti della Forno e Solitaria agganciati alla rete per mezzo degli innesti intermedi. Sulla Carta Carafa del 1775, che presenta il Pallonetto nella sua struttura a fondaci, non si vedono più le erte gradinate che dal fondo valle al mare conducevano curvilinee al pianoro della villa Carafa, mentre resta sulla mappa come a tutt’oggi, il tracciato della Salita Echia, il palazzo di Giovan Vincenzo Macedonio, donato ai padri della Cogregazione Somasca per fondarvi il Collegio Macedonio, ed infine la casa dell’illustre architetto Francesco Antonio Picchiatti. Durante il governo di Gioacchino Murat a Napoli, all’indomani della redazione del nuovo catasto francese il Pallonetto ancora visse la forte esperienza delle costruzioni che lo hanno reso celebre, ovvero le case tipiche dei pescatori napoletani, ricavate dentro un corpo ad arcate, diretta proprietà dei banchieri Ciarletta. Le case, allineate e bastionate sotto le roccaforti di Pizzofalcone, saranno ancora presenti sulla carta dell’Ufficio Topografico del 1861, mentre invece spariranno per intero tutte quante dal foglio del catasto numero 23 della Carta dello Schiavoni 1876, abbattute in luogo di costruire i pilastri a barbacane tutt’oggi esistenti5.


Spazio note

(1) [7]: *Pizzofalcone e Le Mortelle / Italo Ferraro. - Napoli : Oikos, 2010. - p. 606 : ill. ; 31 cm. ((In calce al frontespizio : Fondazione Premio Napoli ; MN Metropolitana SpA Codice SBN NAP0544539 ISBN 9788890147883 BNN sez nap VII A 1638/6 pagg 246-255
(2) A.S.N., Catasto provvisorio, I vers. Quartier San Ferdinando, Stato di Sezione, 1815-1820, vol. 245, isola 51 denominata Santa Maria della Catena, art. 985.
(3) A. Buccaro Istituzioni e trasformazioni urbane della Napoli dell’Ottocento Napoli, 1985 pagg. 218.219. G. Quattromani Del consiglio edilizio, in Annali civili del regno delle due Sicilie, Napoli 1840
(4) A. Colombo, I porti e gli arsenali di Napoli, in Napoli nobilissima, vol. III, 1894, pag. 11. Alla nota numero 5 l’autore cita: Camera Annali, vol. II pag. 345
(5) *Napoli : le fonti per un secolo di urbanistica : esposizione cronologica dei provvedimenti urbanistici realizzati e non realizzati a Napoli dal 1860 / Bianca Petrella ; introduzione di Corrado Beguinot. - Napoli : Universita degli studi di Napoli, Dipartimento di pianificazione e scienza del territorio, stampa 1990. - 725 p. ; 25 cm. ((In testa al front.: Consiglio Nazionale delle Ricerche ; Istituto di pianificazione e gestione del territorio -IPIGET-, Napoli Codice SBN VEA0009645 Collana Saggi monografici ; 2 Autore secondario Beguinot, Corrado Consiglio nazionale delle ricerche Istituto di pianificazione e gestione del territorio Autore Petrella, Bianca Soggettario FirenzNAPOLI - I - Urbanistica - Storia - Fonti - 1860-1989 PROVVEDIMENTI URBANISTICI - I - Napoli - 1860-1989 Luogo pubblicazione Napoli Editori Universita degli studi di Napoli, Dipartimento di pianificazione e scienza del territorio Anno pubblicazione 1990