Studio del Re a Palazzo Reale

E' lo studio privato del re1, esattamente la tredicesima sala musealizzata dell'appartamento storico di palazzo Reale in piazza del Plebiscito a Napoli.

Oltre vi è l'appartamento privato della regina e prima dello studio vi è la Sala dei Fiamminghi.
Il soffitto della sala è di genere storico e Gennaro Mardarelli lo affrescherà tra il 1830 ed il 1840 con una tempera su intonaco raccontando lo "Sbarco di Ruggero il Normanno a Otranto".

L'oggettistica della sala fa da complemento d'arredo al mobilio della sala che risale ancora all'epopea di Gioacchino Murat, cognato di Napoleone Bonaparte, insediatosi sul trono Borbone ed autoproclamatosi re di Napoli.

Dello studio del re in questa sala la scrivania è del 1812, si tratta di un set di mobili composto da un bureau plat, un commodè ed un bonheur du jòur, produzione francese della casa parigina di Adam Weisweiler, fabbricati a Parigi per esser destinati alla residenza di Napoleone presso una delle sale del Quirinale in Roma ma poi per altri casi furono invece destinati alla residenza reale di Napoli con a corte la regina Carolina Bonaparte.

Per intenderci un bureau plat è un complemento dell'arredo antico di rappresentanza che nel suo stile, essendo basso e rettangolare e coi lati lunghi più del doppio rispetto ai lati corti, segue la moda degli scrittoi bolle del periodo Luigi XIV e gli scrittoi a cassonne stile Luigi XIII. I commodès invece furono veri e propri mobili da muro ad angolo per contenere solitamente lingerie, distinti nell'arredo per la forma che poco si addiceva alla vita di una famiglia nobile, ma fu tanta la fortuna di questo pezzo d'arredamento che se ne trovava in giro ovunque anche nelle case dei ricchi fatto per cui neppure il re disdegnava di averne uno per il suo studio. Ed infine il bonheur du jòur uno stipo a muro, incassato nel legno, un vero e proprio scrigno per contenere oggetti ed appunti personali del re o comunque di persone molto facoltose che avrebbero potuto permetterselo data l'eleganza dell'impellicciatura che solitamente richiedeva grandi investimenti soprattutto nella costante manutenzione oltre che nella continua verniciatura.


L'appartamento privato della regina.

Si tratta della quattordicesima sala musealizzata all'interno dell'appartamento storico di Palazzo Reale a Napoli.

  • Val bene di ricordare solo alcuni appunti rimasti in sospeso su ciò che riguarda ancora il complemento d'arredo dello studio del re, ovvero, ciò che riguarda la sala precedente. Il set di mobili di cui si è fatto cenno non si è detto che furono opera dell'ebanista di fiducia di Maria Antonietta di Francia, la regina ghigliottinata. Weisweiler, cioè l'ebanista in questione, per questi pregevolissimi pezzi lavorò affinchè sortisse contrariamente alle tendenze della moda d'allora uno stile rigorosamente Impero, levigando le superfici dei pezzi prodotti in radica di tuja, qualche volta segretamente lavorata con la sandracca quasi sicuramente per estirpare invece l'insana abitudine di realizzare superfici ricoperte di marrocchino. Ma non è finita qui; in realtà l'ebanista non esita a produrre i pezzi progettandoli con forme rettilinee ed elementi scultorei alla base con forte richiamo all'antico Egitto, ed infine ci applica dei pezzi di bronzo dorato ritraenti motivi filosofici plasmati a fuoco da P.P. Thomire. I disegni che servino a preparare i pezzi sono oggi conservati al Mobilier National di Parigi. I vasi di porcellana manifattura Sèvres offrono lo spettacolo di stupende vignette che ritraggono la forza immaginifica di Luigi XVIII di Francia e un poco meno di Carlo conte di Artois del 1817. I vasi furono un dono della Francia illuminata ai re Borbone di Napoli, motivo per cui sono effettivamente e riccamente miniati e fregiati di gigli araldici e simboli della Restaurazione. Vi è un orologio a pendolo con barometro sempre di fabbricazione francese datati entrambi 1812 ed una serie di libri su scaffali per realizzare un angolo di bilbioteca. I libri sono stati estratti dall'inventario della Biblioteca Reale poi sistemata nel triennio 1921 1925 nel braccio nuovo di palazzo Reale oggi la Biblioteca Nazionale. Per quanto concerne l'appartamento privato della regina questa è una stanza comunicante con l'antica alcova ed i passetti privati. Sul soffitto della stanza vi è ancora preponderante il bianco dell'intonaco impreziosito dall'oro degli stucchi applicati al tempo di Carlo, il re Borbone. L'allestimento della sala segue il proposito di rigettare nuovamente sulle sorti della pittura napoletana del Sei e del Settecento e quindi alla parete nord abbiamo due splendide tele di Andrea Vaccaro, ritraenti una l'Orfeo e le Baccanti e l'altro l'Incontrpo di Rachele e Giacobbe; forse la presenza in sala dei due dipinti chiarisce il gusto intellettuale della medesima abitante della sala sulla nota pazienza del pittore di esprimersi continuamente alla maniera di Poussine Guido Reni. I mobili della sala solo di manifattura napoletana, anni Quaranta dell'Ottocento e la sistemazione fu curata in quello stesso secolo da Gaetano Genovese, il quale, per una sua particolare devozione a re Ferdinando II trasformò questa sala nel Quarto salotto di palazzo della Regina. Si ricorda per pregevole sostanza il piano di commesso in pietre dure su fondo di Porfido proveniente dall'Opificio delle Pietre Dure di Firenze e dono del granduca di Toscana, Leopoldo II a Francesco I di Borbone del 1825. Sul piccolo camino del primo trentennio del Settecento orologio inglese con carillon e automi.


Spazio note

 (1) A cura del Servizio Educativo della Sopraintendenza B.A.P.S.A.E. di Napoli e Provincia.