Passetto del Generale Napoli

Passetto del Generale1 è il nome dato alla settima sala del complesso musealizzato dell'appartamento storico di Palazzo Reale in piazza del Plebiscito a Napoli.

L'ambiente restituisce una squisita sistemazione neo barocca dell'arredo e delle specchiere ed è raggiungibile attraverso un piccolo corridoio anche questo impreziosito da decorazioni in stucchi bianchi ed oro.


Il medesimo corridoio collega in effetti questa sala con la Sala del Trono ed in combinazione tra loro il proposito fu quello principale di organizzare il passaggio tra la Terza Anticamera e la Sala degli Ambasciatori.
Il passetto è dominato dall'impegno di ricreare un ambiente omogeneo di ispirazione neo barocca ottenuta non senza effetti teatrali poi in seguito corretti con l'uso classico della sistemazione patrimoniale.


Gli ambienti di palazzo furono organizzati in museo già nel 1921.

Del Passetto del Generale il compito fu quello di separare le stanze di inizio percorso con le stanze di palazzo vere e proprie. 

  • Appartiene invece allo stile prettamente neo classico ed accademico l'organizzazione dello spazio di palazzo con l'ostensione alle parete della tela di Tommaso De Vivo, ritraente, la Storia di Giuditta, unitamente ad altri dipinti di altri autori napoletani riferibili allo stile neoclassico accademico. Mentre l'opera di Francois Granet, testimonia invece delle attività artistiche napoletane durante la dominazione napoleonica e l'epopea di Gioacchino Murat, autoproclamatosi re di Napoli. Molto interessante è la Psiche realizzata in legno di mogano ed i bronzi dorati di P.P. Thomire, documentabili tra il 1811 ed il 1812 ed usati da Carolina Bonaparte negli anni cui fu regina di Napoli. Vi è scritto sul documento che gli sgabelli con zampe leonine e motivi di conchiglia sul frontale sarebbero pezzi dell'artigianato inglese del primo Settecento.

Sala degli Ambasciatori.

E' la Sala degli Ambiasciatori, l'ottava sala musealizzata all'interno dell'appartamento storico di Palazzo Reale.

  • Mentre per la seconda anticamera la sistemazione dell'arredo e le decorazioni sono quasi una dedica alla vita di re Alfonso d'Aragona, qui, in questa sala regnano le decorazioni che raccontano la straordinaria vita di re Ferrante d'Aragona, il pupillo di Alfonso d'Aragona, benedetto e incoronato re di un regno in espansione a San Gregorio Armeno nel Quattrocento.  La sala ha in sé la funzione di galleria di collegamento alle stanze private del re ed il soffitto è occupato da quattordici riquadri con cornici in stucco dorato intervallati da stemmi e grottesche che richiamano degnamente i fasti della Casa di Spagna e come appena ricordato gli episodi più significativi del regno di Ferrante. Ed ovvero: la Partenza di Marianna d'Austria da Finale Ligure, l'Ingresso di Marianna d'Austria in Madrid, il Matrimonio di Marianna d'Austria con Filippo lii di Spagna, la Guerra contro Luigi XlI di Francia. E poi ancora, Gli Spagnoli soccorrono Genova assediata dai Francesi, la guerra contro Alfonso del Portogallo, la Battaglia contro i Mori sulle montagne di Alpuxarras, la Battaglia contro i Mori di Granata, la Conquista delle Canarie, l'Entrata trionfale di Ferrante d'Aragona in Barcellona, la Cacciata degli Ebrei dalla Spagna, il Giuramento di Fedeltà dei Siciliani a Ferrante, la Scoperta del Nuovo Mondo ed infine l'Incontro di San Francesco di Paola con Ferrante d'Aragona. Le fonti documentarie su questo ambiente di palazzo indicano l'unica possibile mano artistica che avrebbe realizzato le scene appena descritte nella persona di Belisario Corenzio ed alla sua bottega, preferibilmente ultimi vent'anni del XVII secolo. I due arazzi alle pareti, sono di La Tour con Allegorie del Mare e della Terra e fanno serie, c'è scritto sul documento, con gli arazzi esposti presso la Sala Diplomatica. Mentre gli arazzi Gobelins con Storie di Enrico IV furono invece collocati dopo esser stati acquistati dall'arazzeria francese del 1790 come primi modelli per una serie di tessere museali napoletane da inviare inizialmente presso la sede borbonica di Carditello. Infine, sulle consoles, di un tragico, quanto squisitissimo stile Impero napoletano del 1840, sono stati collocati due mastodontici orologi dell'età di Napoleone a Napoli e raffiguranti l'Allegoria del Tempo ed il Genio delle Arti.


Spazio note

(1) A cura del Servizio Educativo della Sopraintendenza B.A.P.S.A.E., di Napoli e Provincia.