Istituto Autonomo Case Popolari a Napoli

Nel più generale piano di riedificazione dell’assetto urbano moderno della città di Napoli1(2), la ricostruzione pre-scientifica3 della città sventrata dalle azioni multiple del Risanamento, è cominciata a partire dalla cultura razionalista dell’abitare.

Trasformando, più spesso metropolizzando parti di periferia in brani edilizi accorpati ed ispirati ad analoghe opere del centro città, a sua volta riordinata con allocazione dei quartieri moderni, che la gente comune, d’allora, ha definito semplicemente Case Popolari4.

Le operazioni di costruzione delle Case popolari a Napoli contestualizzarono la crescita della città in termini puramente quantitativi, nel senso di una crescita urbana della città solamente più grande e non diversamente come si sperò, in termini, cioè di nuova crescita urbana.

Con la sola ed unica esclusione dei villini a schiera Scodes alle falde del sistema collinare di Capodimonte nella zona dei Ponti Rossi, ed il rione Mazzini alla Calata Capodichino, tutte le case popolari costruite durante il primo periodo del Novecento furono quasi del tutto distrutte o resi inagibili dai bombardamenti del 1943

Furono succedute ad altre opere di fondazioni indistinguibili dalle prime se non fosse per il solo materiale umano alle quali vennero destinate e distribuite tra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novencento prima del consolidamento dell’IACP con il più ampio progetto di lottizzazione dell’INA-Casa5.


Universo Case popolari a Napoli e nelle periferie.

     
 Rione La Loggetta   Il Rione Cavour a Barra
 Rione Nicola Amore   Il Rione D'Azeglio a Barra
 Rione Miraglia   Il Parco Azzurro a Barra
 Case Popolari ad Agnano-Bagnoli   Il Cesare Battisti
 Case Popolari a Via Consalvo   Pazzigno
 Case Popolari al Viale Augusto   Il Rione Villa
 Rione Duca d'Aosta   Il Bronx
 Ina Casa Agnano   Case Popolari di Sant'Erasmo
 Il Rione Vittorio Emanuele III   Stella Polare
 Il Luzzatti   Edificio Ponte dei Granili
 Il Rione Diaz    Le Vele
 Il Rione Amicizia   La 167
 La Cooperativa Ferrovieri Scodes   Scampia
 Case Popolari Gemito all'Arenella   Ises UnraCasas
 Case Popolari al Corso Amedeo   Il Monterosa
 Il Rione Santa Caterina da Siena   Ina Casa a Secondigliano
 Il Rione Duca di Genova   La Bussola a Gianturco
 Case popolari a Soccavo   Croce di Piperno
 Case popolari Palazziello   Case Popolari via Cannavino a Pianura



Storia breve delle Case Popolari e la fondazione dell'Istituto.

La storia delle case popolari napoletane ebbe inizio nell’ultimo trentennio dell’Ottocento con un apice di produzione edilizia individuato negli anni Venti del Novecento.

  • Ed in zone approssimative dei Campi Flegrei ad ovest irraggiungibili per il fronte meridionale del sistema delle colline non ancora scavate dai tunnel e nella zona orientale in linea coi comuni barresi sotto il Vesuvio, ugualmente irraggiungibili per l’impedimento fisico delle paludi napoletaneIn relazione agli alloggi popolari del primo Novecento, queste furono favorite su tutto il territorio nazionale dalla legge n° 254 31 maggio 19036, la cosiddetta legge Luzzatti7, a firma del Ministro dell’Agricoltura dell’epoca, e a Napoli, la pronta accoglienza, fu l’istituzione ad hoc di un Ente Speciale consacrato il 28 agosto dello stesso anno del Consiglio Comunale, non ancora operativo, quanto invece attivo per il rintraccio delle risorse disponibili. Solo nel 1907, all’indomani del fallimento delle legge speciali per Napoli firmate dal re, e sottoscritte come Risorgimento del 1904, il Consiglio Comunale di Napoli sotto la presidenza del Sindaco Marchese Ferdinando del Carretto, approvava lo statuto dell’Ente Autonomo Case Popolari, e nel novembre di quello stesso anno, veniva fondato il Consiglio d’Amministrazione dell’Ente. La prima riunione vera e propria si tenne a febbraio del 1908 in presenza del conte Nicola Miraglia, vero fondatore dell’Istituto8. Il 17 luglio del 1908, il Regio Decreto lo riconobbe Ente Morale e, pubblicandolo sulla Gazzetta Ufficiale del Regno, col numero 166, venne ufficializzata a formalizzata la sigla IACP, Istituto Autonomo Case Popolari.

I primi rioni popolari.


  • I primi esperimenti di fondazione furono applicati nella zona orientale della città sui lotti ceduti dalla Banca d’Italia al Comune di Napoli e da questi all’IACP, in 8.000 mq disponibili all’Arenaccia, 1.200 mq a Poggioreale, 8 edifici e 162 quartini per 760 stanze abitabili, occupando la zona sui terreni all’epoca per niente ambiti dall’imprenditoria privata, immersi com’erano nelle condizioni ancora fortemente palustri. Su questo versante sorgeranno a più riprese, di fronte al primo muro di cinta del Carcere di Poggioreale il Rione Vittorio Emanuele III e alle sue spalle, le ultime propaggini del Rione Diaz e più a sud il Rione della Bussola incastonato nel complesso edilizio del Rione Luzzatti ed il Cesare Battisti in via Stadera, zona Poggioreale. A Capodichino, sotto San Pietro a Patierno, sorgeranno le famose Minime, o anche dette le Popolarissime. I rioni D’Azeglio, Cavour ed il Parco Azzurro formeranno i quartieri popolari di Barra a marchio IFACP. Sul versante occidentale 4.600 mq ospiteranno 8 enormi edifici per 166 quartini complessivi di 666 stanze, il rione Duca D’Aosta in via Leopardi ed il piccolo rione Miraglia in via Marino, tutti e due a Fuorgrotta, anche questi, comunque, all’epoca perfettamente isolati dal centro storico della città, raggiungibili solo ed esclusivamente per attraversamento della Via della Vecchia Grotta. 

Gli esperimenti di fondazione al centro storico.

  • Le case popolari della prima era soddisfacevano tutte le esigenze del giusto abitare; comode, accoglienti, confortevoli, con pigione ridotta del quasi novanta per cento, camera con pareti aperte da almeno una finestra per ogni vano, l’altezza dal soffitto al pavimento fu di 4 metri, piccolo spazio per il rimessaggio ed una corte centrale per tutti gli ingressi. Fatta salva l’unica eccezione che le stesse rimasero deserte e sfitte per una primaria, inaspettata riottosità del cittadino del centro città, non intenzionato affatto a lasciare la propria abitazione, che seppur vecchia e fatiscente, era pur sempre, oltre alla sua abitazione, anche la sua unica risorsa economica; infatti le abitazioni che davano direttamente sulla strada o quelle più appartate all’interno di una corte, erano anche usate come botteghe. Le iniziative dell’IACP si spostarono nel tempo come nello spazio napoletano, ramificando le proprie fondazioni sul territorio avviato ad un processo visivo di metropolizzazione veloce ed irreversibile, modificando non poco l’aspetto orografico della città vecchia, attraverso un assorbimento dimensionale, demografico, funzionale oltre che anche economico. Ne furono esempi di bellezza architettonica gli edifici Santa Caterina da Siena ai Quartieri Spagnoli ed il rione Duca di Genova a piazza San Luigi sulla Collina di Posillipo. Sul vecchio Pascone a Gianturco, si fortificò il quartiere delle Concerie esteso dentro e fuori Sant’Erasmo, al di qua e al di là di via Marinella, oltre agli edifici del Ponte dei Granili, ed i rioni Stella Polare. Ed ancora, tra via Vecchia e via Nuova Del Campo a Poggioreale tra il 1914 ed il 1929 con la costruzione dell’imponente complesso edilizio del Rione Luzzatti, 39 edifici, 839 alloggi, una scuola per 1200 studenti. Poi tutto venne distrutto o reso inagibile durante la Seconda Guerra Mondiale con un apice delle perdite strutturali il 4 agosto del 1943.

Gli anni del dopoguerra. 

Per le abitazioni popolari degli anni Sessanta del Novecento, sorse la preoccupazione unica ed in linea di massima generale per tutta la città, che la diffusione urbana di case popolari tutte uguali alla stessa funzione non possono assolutamente ricondursi ad un’unica matrice comune.

  • Piuttosto, la crescita indisturbata della città residenziale e popolare, trova espressione più sincera e genuina nelle patologie del territorio che ha insediato, ed in particolare in alcune zone della città dove ha poi di fatto prodotto nuove forme di patologia o piuttosto ne ha esasperate di altre già presenti. Sono le Vele di Secondigliano a Scampia, nel comprensorio della 167, il quartiere detto il Monterosa, l’Ises UNRRA-CASAS, la zona detta dei “Sette Palazzi”, i “Puffi”, la “Trentatrè”, Oasi del Buon Pastore. Questo tipo di abitazioni inizialmente rispettaranno le prescrizioni dettate dallo studio delle contingenze, presentandosi quindi estremamente funzionali, in scarso luogo pratico, però, di mostrarsi invece, con un’idea non meglio precisata di bellezza più che di praticità9. Nonostante ciò, tra l’impossibilità di implementare l’utile con l’ideale, esse son rimaste legate a quel carico di significato ideologico venato di antica spiritualità che, di fatto però, ne ha anticipato l’esito finale, scontato rispetto a ciò che vollero fin da subito celebrare10. Tutte uguali tra loro nel carattere e nella tipologia architettonica, nella ripetizione di un rito dell’abitare moderno, le loro forme rinnovano antichissimi problemi e nel celebrarli, non fanno altro che promuovere le forme del passato-presente.


Spazio note

(1) Per i versi in epigrafe: Matilde Serao, in Il Ventre di Napoli. Coì si legge: I salvatori di Napoli hanno pensato, hanno detto: diamo al popolo napoletano delle case al primo piano, al secondo, al terzo, al quarto, delle piccole case pulite, con la cucinetta, con il rubinetto dell’acqua del Serino, col cesso; diamo loro delle case ove entri l’aria, entri il sole, ove si possa lavorare ampiamente, bere in abbondanza e ove la primissima decenza, la primissima igiene siano rispettate. E ciò è stato fatto: e tre o quattro grandi o piccoli quartieri di case per il popolo sono sorti, e ciò è stato fatto con tale imprevidenza, con tale ignoranza presuntuosa, con tali calcoli sbagliati che questi quartieri non sono serviti a nulla, e sorgono nei sobborghi della città, sulla riva di S. Lucia, enormi, massicci, brutti, già lerci, già quasi decadenti, mentre il popolo non vi abita”. Il *ventre di Napoli / Matilde Serao ; edizione integrale a cura di Patricia Bianchi ; con uno scritto di Giuseppe Montesano. - 3. ed. - Cava de' Tirreni : Avagliano, 2008. - 185 p. ; 17 cm Codice SBN NAP0414060 ISBN 9788883090950 Collana Il melograno ; 2 Volto a favorire la costruzioni di case operaie, e soprattutto atte ad agevolare l'acquisto di una casa in tempi di crisi.
(2) Contributi: Napoli Guida e dintorni. Itinerari di architettura moderna a cura di Sergio Stenti con Vito Cappiello Clean Napoli 2010 BNN SEZ NAP VII C 262
(3) Il precetto di questa particolare branca della scienza umana fonda il suo essere sull’equazione: forma=funzione.
(4) La sede fino al 1932 degli uffici dell’IACP fu al numero 160 di via De Pretis, poi fatti spostare nel palazzo del Credito Italiano a via San Brigida e poi ancora al numero 3 di via del Chiatamone presso il rione della Vittoria, occupando molti anni più tardi l’intero edificio al punto da acquisirne un altro al numero 75 di via Domenico Morelli. Per info e contatti sul pdf del sito ufficiale. Aprilo nel browser da qui
(5) L’Istituto Autonomo Case Popolai di Napoli, per effetto della legge 28 febbraio 1949, si è resa stazione appaltante per il nuovo soggetto giuridico istituito dallo Stato Italiano in nuovo piano di risanamento della città e delle provincia tutta, meglio nota come INA-Casa
(6) Per approfondimenti in materia. Legge 31 maggio 1903 n° 254
(7) Legge 2318 del 1919 riferimenti bibliografici su Google Libri. Vedasi anche: Testo su Normattiva "Conversione in legge del Regio Decreto 10 marzo 1926, n. 386, contenente provvedimenti per la costruzione di case popolari". Vedi la legge.
(8) Il 23 novembre del 1907 veniva composto il CDA dell’EACP così composto: Francesco Bellocci Sessa, Nicola Galdo, Augusto Graziani, Vincenzo Fasulli, Ernesto Minichini, Nicola Miraglia, Enrico Origlia, Ippolito Raiola Pescarini, Luigi Spinelli.
(9) J. Rykwert L’idea di città Adelphi, Milano 2002 da pagg. 15 e segg Legge 28 febbraio 1949 numero 43.
(10) R. Assunto La città di Anfione e la città di Prometeo. Idee e poetiche della città, Jaca Book, Milano 1997