Monastero di San Gregorio Armeno Napoli

E' il complesso conventuale di San Gregorio Armeno nel quartier San Lorenzo di Napoli1, prospisciente la strada che porta lo stesso nome2. E' gestito dal Fondo Edifici di Culto.

Si trova a ridosso dell'area archeologica aperta sotto l'edificio dei Minori Conventuali di San Lorenzo Maggiore, coi quali, le monache prima Basiliane e poi Benedettine intrattennero pessimi rapporti di vicinato durante le gravi crisi economiche che colpirono San Gregorio Armeno nel Trecento e nel Quattrocento.

Le sue origini e fondazioni furono fatte risalire, da fonti mai convalidate, ad Elena, madre di Costantino, l'Imperatore.

Le condizioni di studio attuale sulla storia locale del monastero non impediscono di ipotizzare che molto materiale usato per completare la sua particolare vicenda edilizia possa provenire almeno in parte dalla cittadella greca sopraffatta dagli insediamenti romani, a loro volta questi scomparsi perchè coperti dalle costruzioni medievali. Anche la stessa diaconia di San Gennaro all'Olmo ospitò per molto tempo materiale lapideo di spoglio obliterato dalle invasive rifazioni barocche dei tempi successivi al declinio dell'impero di Roma su Napoli; fatto per cui, stante alle testimonianze superstiti disperse nel circondario della platea augustalis, studiate e riprese nell'insieme definito spolia minori di Neapolis, San Gregorio Armeno sarebbe stato costruito sul fosso che anticamente ospitava il presunto santuario pagano dedicato alla dea dei campi, Cerere.

Tradizione questa mantenuta intatta fino a tutto il Cinquecento, secolo in cui al Monastero, poterono accedere badesse ed arcibadesse, che, per antica norma, provenivano solo dai sedili di Capuana e dalla Regio Nilensis, norma, poi, abolita durante la fase successiva al Concilio di Trento2bis, come abolite furono anche le concessioni godute dal monastero di San Gregorio Armeno tra i secoli XI e XIII.


Cronostoria di San Gregorio Armeno.

 1) Origini di San Gregorio Armeno    2) S. Gregorio Armeno nei secoli XI e XIII
 3) San Gregorio Armeno nel Trecento    4) San Gregorio Armeno nel Quattrocento
 5) San Gregorio Armeno nel Cinquecento    6) San Gregorio Armeno nel Seicento
 7) San Gregorio Armeno nel Settecento    8) Gli anni dell'Educandato di San Gregorio
 9) Storia di Suor Fulvia Caracciolo  10) Storia di Suor Enrichetta Caracciolo
   


E' stato, ed è il luogo prediletto per i modelli d'arte riferibili alla pittura barocca.

Testimoniati ancor oggi, dalla presenza dei Cinquantadue affreschi di Luca Giordano2ter, tutti composti negli anni in cui il maestro realizzava i suoi capolavori alla chiesa di Santa Brigida sull'omonima via.

   E' collegato ancor oggi solo fisicamente da un cavalcavia al monastero di San Pantaleone, utilizzato dalla monache di Santa Patrizia, stabilmente residenti in San Gregorio, come risorsa redditizia a mano a mano che questo divenisse sempre più un fondaco.

 Le fonti storiche tutte propongono che in zona dev’esserci stata, su consiglio del quindicesimo vescovo di Napoli Nostriano, una sorta di raccolta di impianti termali forse probabilmente su quelli già esistenti scelti tra quelli di piccole dimensioni per l’igiene e la profilassi del popolo pellegrino in cammino verso Caponapoli e Santa Maria di Costantinopoli al Museo oggi l'apice di piazza Cavour ove pare sia stato un tempo collocata la prima sede fisica per la pia devozione al Sangue del Santo Gennaro martire. 
  • Data l’imperitura organizzazione degli impianti termali minori tutti sorti a partire dal 449 d.C., pochi metri più a Nord come a Sud dell’antichissimo tracciato dei decumani, è difficile sapere perché mai qualche secolo dopo il vescovo Agnello a partire proprio dalle vasche termali istituisce la chiesa di San Gennarello, poi meglio conosciuta come chiesa di San Gennaro ad diaconiam e fino ad oggi chiesa di San Gennaro all’Olmo.

Santa Maria Catabellis sito sul vico Campana ed un altro locale vennero tutti inglobati in San Gregorio.

Tralasciando i dati biografici del Santo Gregorio Armeno fortemente inquinati da elementi secondari e leggendari, il suo culto sta di fatto nelle mani di Pietro suddiacono.
   Che nella metà del X secolo per ordine di Attanasio III eletto vescovo di Napoli nel 910 traduce di suo pugno dal greco al latino le opere della vita del Santo e le diffonde per il territorio. Non sarà un caso che lo stesso Attanasio dedicherà l’opera postuma al prefetto Sergio fratello di lui e genero del duca Marino I. 

 Nell'ambito del totale rifacimento del monastero e della chiesa ancora di origine medievale a seguito delle rigorose applicazioni dei dettami controriformistici va considerato il rinnovo dell'assetto architettonico che si colloca in un periodo di tempo compreso tra il 1572 e 1579 e la sua nuova chiesa offerta al pubblico di allora dal maestro Giovan Battista Cavagna pittore ed architetto romano attivo a Napoli per un trentennio di cui si ricorda esser stata la sua maggior opera il Pio Monte della Pietà3.

  •  Nel 1581 vengono acquistati il palazzo del conte di San Valentino e la sottostante cappella di Santa Maria Catabellis sito sul vico Campana dietro il monastero ed assieme ad un altro locale vennero tutti e due inglobati in un processo di estensione dell'area monasteriale di San Gregorio. Bartolomeo Picchiatti nel 1644 è incaricato di risistemare tutto quanto il complesso avviando lavori che daranno la forma attuale allo stabile abbattendo definitivamente tutte le proprietà contigue al complesso.


Spazio note

(1) Liberamente estratto da: *[1]: Centro antico/ Italo Ferraro. - Napoli : Clean, 2002. - LXX, 599 p. : ill. ; 31 cm.ISBN 8884970822 Comprende Napoli : atlante della città storica , 1 Autore Ferraro, Italo Soggettario Firenze NAPOLI - Centro antico - Architettura Napoli - Centro storico - Sistemazione urbanistica Luogo pubblicazione Napoli Editori Clean Anno pubblicazione 2002; e da *L'antica strada di San Gregorio Armeno/ a cura di Franco Strazzullo. - Napoli : Arte tipografica, 1995. - 131 p., 9 c., 12 c. di tav. : ill. ; 24x25 cm. Autore secondario Strazzullo, Franco Soggettario Firenze NAPOLI - San Gregorio Armeno Luogo pubblicazione Napoli Editori Arte tipografica Anno pubblicazione 1995; e da: *Civiltà del Settecento a Napoli (1734-1799) : scultura e presepe nel Settecento a Napoli / catalogo della Mostra a cura di Teodoro Fittipald [Napoli]
(2) [San Gregorio Armeno a Napoli, oltre alle alternate vicende storiche che la videro un tempo proprietà diretta della Provincia religiosa benedettina, restano oggi solo elementi erratici o frammentari all'opera e dell'epoca della Controriforma; vecchi capitelli corinzi vennero tutti adattati a mortai e pure sepolto un piccolo tratto di pavimento musivo romano venuto alla luce in scavi remoti in fase oggi con una sessione aperta di indagine archeologica ancor tutta da esperire. San Gregorio Armeno è parte integrante del territorio un tempo facente parte della platea nostrana della Regia Augustalis successivamente intorno al XIV secolo assume il toponimo di ad signa.] San Gregorio Armeno condivide lo spazio in comune con l'antica sede del macellum e delle botteghe d'allume, meglio individuate nello spazio greco, oggi insediato dalle sottofondazioni di Napoli sotterranea.
(2bis) Cf. Carlo De Lellis, Aggiunta alla Napoli sacra del d’Engenio [1666] VIII, ff. 31-35. «Post transitum tuum dicte domine Anne abbatisse licentiam habeat ipsa sancta vestra congregatione monacharum presentibus et futuras eligere et facere ibidem abbatissam qualem ad eas placuerit: et confirmamus dicto monasterio medietatem molini constituti vero ad flubeum istius Civitatis». Cf. Bartolommeo Capasso, Monumenta ad Ducatus Neapolitani Historiam pertinentia, Napoli 1881, II, 48. Note 13 e 14 estratte da: San Gregorio Armeno: storia religiosa di uno dei più antichi monasteri napoletani di Felice Autieri in: FONDAZIONE VALERIO PER LA STORIA DELLE DONNE SAN GREGORIO ARMENO Storia, architettura, arte e tradizioni a cura di Nicola Spinosa, Aldo Pinto e Adriana Valerio fotografie di Luciano Pedicini Fridericiana Editrice Universitaria edizione italiana Maggio 2013 Stampato in Italia da Liguori Editore – Napoli Fotografie di Luciano Pedicini/Archivio dell’Arte, assistenti alle riprese Marco e Matteo Pedicini Tranne le fotografie alle pp. 97, 98, 99, 121 dx e 160 fornite direttamente dagli autori Spinosa, Nicola (a cura di): San Gregorio Armeno. Storia, architettura, arte e tradizioni/Nicola Spinosa, Aldo Pinto e Adriana Valerio (a cura di) Napoli : Fridericiana Editrice Universitaria, 2013 ISBN 978-88-8338-140-9 (BR) ISBN 978-88-8338-141-6 (RIL) 1. Monasteri femminili 2. Napoli 3. Storia religiosa I. Titolo La carta utilizzata per la stampa di questo volume è inalterabile, priva di acidi, a PH neutro, conforme alle norme UNI EN Iso 9760 ∞, realizzata con materie prime fibrose vergini provenienti da piantagioni rinnovabili e prodotti ausiliari assolutamente naturali, non inquinanti e totalmente biodegradabili (FSC, PEFC, ISO 14001, Paper Profile, EMAS)
(2ter) Il programma iconografico portato all'attenzione del Giordano dalle figlie dell'aristocrazia napoletana di quegli anni, le arcibadesse Lucrezia De Sangro nel 1671, Eleonora De Sangro otto anni dopo e Lucrezia Pignatelli nel 1681 seguita tre anni più tardi da un rimaneggiamento di progetto da parte della stessa Eleonora De Sangro, volle innanzitutto centrare il tema degli affreschi a partire dalla vita di San Gregorio Armeno di cui le monache possedevano le reliquie spuntate misteriosamente dalla Storia seguita dalla vita di San Benedetto da Norcia al cui ordine appartenevano ed infine la traslazione delle reliquie del Santo armeno costituente nel ciclo degli affreschi il culmine della maestria del Giordano a più riprese riferibile al genio del maestro qualificatosi come tale nelle pregresse esperienze per la Cappella Corsini ed al Palazzo Medici Ricciardi di Firenze, in assoluto il capolavoro mondiale del barocco. Infine per gli episodi affrescati in chiesa, tra i più lirici spicca quello del maggio 1681 “San Benedetto che si accomiata dai Parenti” affrescato nel coro e la “Morte di San Gregorio Armeno” spettacolare visione similare del “Funerale di San Bonaventura” di Zurbaran in esposizione permanente al Louvre di Parigi.
(3) [Fatte queste premesse resta da dire dunque che uno stuolo di profughi armeni, monaci e vergini claustrali giunti dalla Grecia in fuga dalla persecuzione dei Costantino popolarono gli sperduti valloni dell’Italia meridionale; a Napoli che con la Grecia aveva da spartire origine, lingua, usi e costumi e pure anche la liturgia e la sottomissione ad un unico gerarca, gli esuli delle lande greche si ricomposero in monasteri e cenobi sotto la regola di San Basilio primo tra tutti un primitivo nucleo di tipo cenobitico e residenziale localizzato nell'area cimiteriale del Borgo Vergini, almeno trecento anni prima dell’opera di fondazione del monastero di San Gregorio Armeno. Il duca Sergio IV su suggerimento di Giovanni I altro vescovo di Napoli aggregò tutti insieme i cenobi del Santo Salvatore, di San Sebastiano e San Pantaleone verificando per essi che avessero anche un’unica sede accorpata: nasceva un primo abbozzo di quella che sarà la mastodontica fortificazione di San Gregorio Armeno, testimonianza dell’architettura sacra prima dell’avvento angioino a Napoli. Per queste ragioni o per altro non è ben chiaro sul finir del 1110, dall’oggi al domani tutti i monasteri della Penisola abbandonarono di fatto la regola di San Basilio per abbracciare l’altra regola non dissimile ed omogenea di San Benedetto da Norcia ancor prima che i conventi si fossero del tutto latinizzati. dalle voci di: *Un inedito ritrovato: la Storia del Monistero di Carbone dell'Ordine di San Basilio, scritta in latino da Paolo Emilio Santoro, da Caserta, trasportata in italiano da Francesco Paolo De Clemente, da Carbone / Pietro Borraro. - Galatina : Congedo, 1976. - P. 111-116 ; 24 cm. ((Estr. da: Studi lucani]