Basilica dell'Annunziata Maggiore Napoli

Santissima Annunziata Maggiore è una delle chiese della sezione Mercato di Napoli1, eretta nel Trecento per volere degli Angioini, distrutta dallo sciagurato incendio del 1757.

A partire da allora della chiesa nella doppia versione trecentesca e cinquecentesca, restano solo testimonianze pittoriche e la suggestiva oltre che drammatica storia dei "Figli della Madonna", che l'ha resa famosa per esser stata nel panorama delle istituzioni assistenziali d'Italia, fino a tutto il 1875, il più importante collegio per trovatelli del Mezzogiorno attivo col sistema della Ruota.1bis


Fu rifatta su preciso programma di riqualificazione e di investimenti in arte e sottoposta agli interessi dell'architetto Luigi Vanvitelli, che, oltre a riportarla alla primitiva funzione di Real Casa e Chiesa, farà abbattere un edificio di epoca romana rinvenuto nel sottosuolo cavo della chiesa; venne poi ripresa dal figlio Carlo che completerà i lavori del padre deceduto.

Un nuovo incendio nel 1839 vide la chiesa nuovamente realizzata per mano degli architetti Giovanni Becker e Agostino Elia. Più significativo anche se più vicino ai gusti della moderna architettura furono i restauri del Risanamento classe 1875 ed i lavori di recupero strutturale in seguito ai gravissimi danni riportati durante gli anni dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.
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Storia brevissima dell'Annunziata Maggiore di Napoli.

Una sede primitiva dell'Annunziata a Napoli è individuata tra la via Postica Maddalena e via Maddalena nel punto esatto in cui oggi sorge un moderno edificio; più tardi secondo il D'Aloe del 1343 a seguito degli ordini di Sancia, la Regina consorte di re Roberto il Saggio, Governatori della Santa Casa dell'Annunziata in effetti si spostarono nell'area più a sud della regione di Forcella, ai limiti del quartiere napoletano della Duchesca sopra San Pietro ad Aram, in nome della quale ancoro oggi svolge funzione di destinazione parrocchiale.

Nacque subito con criterio delle distribuzioni socio-assistenziali, e furono immediatamente costruiti i locali per l'accoglienza dei trovatelli ed un conservatorio per donne in difficoltà nell'area detta della Maddalena.

Di questa prima fase di costruzione e funzione sociale della chiesa e dell'assistenza, che il D'Aloe individua come l'antichissima chiesa di Santa Maria Salus Infirmorum, presumibilmente con l'abside rivolto alla chiesa dei Santi Crispino e Crispiniano, oggi non resta che solo una cappella della famiglia Mormile a cui vi si accede solo dal lato occidentale del cortile della stessa chiesa.

L'Annunziata di Napoli nel 1435 subì un importantissimo e notevole rinnovo dei locali destinati alla liturgia e all'assistenza per opera di Giovanna, la seconda regina, con la fondazione in quest'epoca del chiostro successivamente detto dei Santi Quaranta.

Chiaramente visibile nella carta Carafa e nella Carta Schiavoni anche se solo citato da Giancarlo Alisio, il chiostro medesimo irregolare pur tuttavia di forma poligonale, s'apriva sullo spigolo esistente prima ancora del massiccio risanamento della città di Napoli tra l'angolo della chiesa di Santa Maria dell'Egiziaca a Forcella e via Ranieri, con un doppio ordine di arcate in tutto uguali a quelle del Palazzo Doria d'Angri a via Toledo sotto Montecalvario nella zona dello Spirito Santo ai piedi della collina dei Quartieri Spagnoli ed il palazzo Maddaloni a Spaccanapoli.

Anche nelle ristrutturazioni del Trecento dovettero accader cose importanti che le conferirono prestigio sociale oltre che d'importante azione pastorale; come anche testimoniato dal Fondo Archivistico, nel 1440 vi verranno annessi l'ospedale dei Santi Andrea ed Attanasio e di San Gennaro all'Olmo sulla Via dei Presepi.

Sorse accanto al chiostro dell'Annunziata la chiesa di Santa Maria della Pace, in linea d'aria con l'ottina Scalesia del Borgo degli Orefici, per volere di Alfonso I d'Aragona cui fu annesso il piccolo monastero dei Padri della Redenzione dei Cattivi, fondatori dell'ospedale della Pace nel Palazzo Serginanni Caracciolo a via dei Tribunali ed oggi non più esistente se non appena il portale in piperno grigio vesuviano architravato e modellato secondo la costumanza architettonica che ha definito la tipologia del portale delle chiese di Sant'Agrippino a Forcella e Sant'Angelo a Nilo nell'omonima piazzetta.

Tommaso Malvito nel 1500 secondo il Celano ed il Chiarini provvederà al restauro del portale dell'ospedale e nel 1524, coi soldi del Barone della Miranda e per opera dell'architetto Moro, iniziano i lavori per il campanile dell'Annunziata che dureranno fino al 1569 e alla chiesa medesima.

I lavori fermi a cantiere aperto, verranno poi commissionati a Ferdinando Manlio nel 1540. E secondo lo schema di edificazione di quest'epoca e per mano di quest'architetto, della chiesa resta il basamento e le paraste in piperno; intorno al suo cortile era stata posta la fontana poi spostata in una villa alla Ducescha e sempre secondo la descrizione fatta da Giulio Petroni, dopo il vasto ingresso sotto le cavità della torre campanaria, subito a sinistra sotto l'atrio v'era alloggiata la Ruota degli Esposti ed alla sua destra l'imponente mole dell'edificio sacro a Maria Santissima Annunziata, oltre ad annessi locali per le attività di genere come il forno, il macello, laboratori detti poi farmacie ”due per ogni tipo di febbre” e con questo è pienamente dimostrata la presenza a Napoli della chiesa angioina dell'Annunziata molto prima dell'intervento di Luigi Vanvitelli che da solo assorbe ogni scritto riguardante questa preziosa architettura.

Nel 1542 venne incorporato all'Annunziata di Napoli l'ospedale di Santa Maria della Pietà e quattro anni più tardi definitivamente anche l'ospedale della Pace. Nel cortile della chiesa la sede del Banco Ave Gratia Plena istituito nel 1587 e nel 1587 in luogo della cappella di Santa Maria della Pace venne eretta la Cappella del Tesoro.

L'Ave Gratia Plena verrà soppresso nel Settecento per un ammontare di debiti pari a 5 milioni di ducati, Dal 1638 fino al 1642, Gaetana Cantone afferma che a mettervi mano anche Cosimo dei Fanzago che vi costruisce l'altare maggiore con la collaborazione preziosissima dell'argentiere De Forno e dell'orefice Califano. Resta detto per inciso che sempre a Cosimo dei Fanzago sono attribuiti l'epitaffio del 1665 posto sulla porta del Campanile dell'Annunziata e l'altro di qualche anno più tardi posto sulla porta del cortile. In questa chiesa il soffitto datato 1654 è di Bernardo Lama. 
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Presentazione e breve descrizione della chiesa dell'Annunziata Maggiore.

Luigi Vanvitelli non cambierà sostanzialmente l'assetto della struttura che ha davanti a sé scoperchiata e distrutta in massima parte dell'incendio del '700.

Piuttosto l'architetto la rifarà a modo suo: oggi la cupola dell'Annunziata è altissima, spiccano l'imponente mole della chiesa in un tessuto urbano da sempre di scarso valore architettonico e dopo tutto si ricorda oltre all'elevazione massiccia anche un corridoio sotterraneo detto ”Galleria della Pace” che mette in collegamento i due cortili a destra e a sinistra della chiesa.

Ai Governatori della Santa Casa dell'Annunziata, Luigi Vanvitelli suggerisce in un discorso celebre, impostato giustamente sull'idea che rifare la chiesa costa meno che ripararla; sicché del vecchio complesso sopravvissuto sul nuovo resterà compresa tra la muratura ad oriente lungo il cortile e di locali superstiti son posti tutti ad occidente sull'antico basamento della chiesa angioina.
Verrà rifatta tutta quanta la mastodontica cupola, una nuova facciata concava, incerta nell'impaginato di maniera senza per questo aver potuto cogliere, come dice Ferraro, un'occasione di dialogo con la rampa giusto ad essa di fronte e la facciata della chiesa della Maddalena.

Unica navata e venti coppie di colonne architravate in una realtà spaziale occupata in maniera grandiosa ed avvolgente da sette cappelle per ogni lato strette tra loro prima di giungere al transetto e al tamburo luminoso della cupola oltre il quale s'apre il presbiterio ed il coro in fondo ad un abside curvo in piena prospettiva con l'ingresso.

Dice Roberto Pane che il Vanvitelli, nell'ottemperare ad una chiesa provvisoria nel frattempo che si terminassero i lavori alla basilica, dette vita ad una chiesa piccola abbastanza da starci giusto nell'area del transetto, qualche cosa come scrive l'autore, tra la cripta ed un mausoleo paleocristiano, sotto il quale corrispose in pienezza la circonferenza del terrapieno, modulata dalla frequenza di nicchie e di cappelle interrotta dai due accessi con gradinate sinuose, avvolte anche da un giro più stretto d'archi a tutto sesto.

In tutta quanta la chiesa lo schema visto per ipotesi è irrituale; la prima porzione della navata è scandita da tre cappelle per ogni lato in proporzione sembra ad un'interruzione di forza, una sorta di nuovo atrio con due aulette ai lati sormontato da altrettante due cupolette ed una lunghezza molto bilanciata rispetto al resto della navata che le corre in avanti.

Nel complesso ciò che non si può non ammirare son le grandi coperture a tutto sesto con finestre più piccole per ottenere un contrasto che conferisce all'ambiente slancio e chiarezza nello sviluppo cilindrico.
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Spazio note

(1) Saggio introduttivo di Gigi Di Fiore: *Gravezze, le quali si propongono per parte della Casa Santa della SS. Annunziata di Napoli, contro al contratto passato co' creditori istrumentarj nell'anno M.DCC.XVII. - [Napoli, 1720]. - 190 p. ; 23 cm. Molto del materiale estratto dai testi: *Pergamene dell'Annunziata : 1194-1400 / [a cura di] Giuseppe Mauri Mori. - Napoli : Stagrame, stampa 1967. - 125 p. ; 25 cm. + 8 c. ((In testa al front.: Real Casa Santa dell'Annunziata e da: [1]: Centro antico / Italo Ferraro. - Napoli : Clean, 2002. - LXX, 599 p. : ill. ; 31 cm. (1bis) Giovanna da Molin I Figli della Madonna- Gli esposti dell’Annunziata di Napoli XVII e XIX secolo Università degli Studi di Bari dipartimento di scienze storiche e geografiche- Consiglio Nazionale delle Ricerche Bari 2001 A Napoli per la Cacucci Editore BNN Sez Nap 9B 539