Cappella Cangiani ai Camaldoli

Si tratta della chiesa di Santa Maria di Costantinopoli in via Mariano Semmola, zona Orsolone ai Camaldoli1 in parte simile alla chiesa Regina Paradisi in zona Guantai.

È parrocchia istituita per restrizione del territorio di competenza della chiesa di Santa Maria delle Grazie a Capodimonte, Santa Maria del Soccorso all'Arenella e di Santa Croce e Materdei. Nel suo ambito ricaddero a far data 1914 la cappellina demolita, al Ponte di San Martino e quella dell'Addolorata a San Giacomo dei Capri nella villa ex Tammaro.

Ed ancora: la Cappella delle Suore del Patrocinio di San Giuseppe; Cappella Rota; Cappella Ruffo detta del Cardinale; Cappella di Santa Maria Assunta in Cielo; Cappella dei Padri dell'Oratorio; Cappella Torno-Aldana; Cappella Bruschi.-Aldana.

Ma più di ogni altra cosa, va ricordato come importante l'aspetto storico e toponomastico di questo immobile; infatti, è questa la chiesa che ha dato nome a tutto il circondario e che i napoletani conoscono col termine cappella Cangiani, all'apice del colle dei Camaldoli, stretta tra le zone dell'Arenella e l'Orsolone a Santa Croce.


Cappella Cangiani è ex proprietà Cangiano, ed ex proprietà Real Seminario Napoletano.

Oggi si presenta completamente trasformata nella disposizione assiale e spaziale.

  • Alle origini invece la cappella propriamente detta, Cangiani, si presentava come semplice impianto abitativo a due piani al centro dell'unica piazza di un antico villaggetto sulla collina, l'unica delle colline di Napoli ad trovarsi nel punto pù in alto nel sistema Parco Regionale delle Colline1 ed amabilmente descritta, la cappella, l'ultima volta, da Giuseppe Paradiso negli anni Trenta del Ventesimo secolo anche se la sua pubblicazione risale ai Tascabili del 20002. La cappella Cangiano esiste ancora e si trova nell'omonima strada, al centro del larghetto che guarda alla vecchia parrocchia di Santa Maria di Costantinopoli. I Cangiano furono notoriamente presenti nel settore urbano oggetto della presente scheda già a partire dal XV secolo, con un nucleo di case abitate e case da abitare, alcune in locazione a terzi, altre insediate dai membri della casata ed alcune in progetto di esser costruite su terreno da annettere alle proprietà già in essere. La fondazione della chiesa che ha dato nome a tutta quanta la zona risale al 1575, per volere di Anselmo Cangiano, che del suo fabbricato personale all'apice del colle, ne dispose che il terraneo centrale fosse adibito a chiesa o cappella semipubblica da dedicare a Santa Maria di Costantinopoli, per offrire alla gente del posto la possibilità di partecipare alle attività di culto, in quanto, la più vicina chiesa si trovava molto più in basso, in zona Arenella. L'effige della Madonna, la stessa quella che si trova nella chiesa che porta lo stesso titolo nella strada che porta lo stesso nome, tra San Potito e Caponapoli, e tradizionalmente detta dipinta dalle mani di San Luca l'Evangelista, oggi è posta nella chiesa moderna fatta costruire negli anni Settanta del Novecento e dalla quale vi si accede dalla via Mariano Semmola.

Sviluppi dell'impianto: da cappella a chiesa vera e propria.
 
Alla morte del Cangiano, chiesa e territorio finirono nei possedimenti del Real Seminario Napoletano.

  • Così come lo si leggeva chiaramente su di una lapide che si ammirava all'inizio del vialetto che portava alla chiesetta, oggi fatta rimuovere e posta all'interno della parrocchia attigua. Sempre dalla medesima lapide si evince che il passaggio da un proprietario fisico, il Cangiano, ad un proprietario giuridico, come il corpo seminaristico fu curato dal notaio Pietro Capasso, con assenso apostolico datato 4 ottobre 1676. il passaggio vide coinvolto nella cura della chiesa, del caseggiato ed il territorio adiacente alla responsabile visione di don Benedetto Cuomo, segretario della Gran Corte della Vicaria, a morte sua, sarebbe passata ai figli suoi legittimi e naturali, sia maschi che femmine, eredi o successori che fossero designati, ai quali, sarebbe passato dopotutto anche l'obbligo di versare il censo di sette ducati ogni anno a beneficio del Real Seminario Napoletano nonché far celebrare a spese proprie una messa solenne ogni volta che il calendario segna rosso. Altro particolare che si evince dal documento lapideo è la prescrizione imposta di rinnovare l'investitura di detta concessione ogni trent'anni da registrasi come non potrebbe esser stato diversamente presso la Curia Arcivescovile di Napoli. Il Cuomo morì e delle prescrizioni anzidette non se ne fece nulla, e agli eredi nulla venne affidato di quanto promesso perchè tutto ritornò nella disponiblità immobiliare del Real Seminario Napoletano, e poco dopo la dipartita del Cuomo, la Curia secondo come impartisce l'istituto giuridico della collazione nominava il sacerdote di cognome D'Asta, canonico dei Cimilarchi del Duomo di Napoli ad abitare il casamento dei Cangiano rimasto vacante, con preghiera di curare l''ufficio del culto in cappella. Costui morì nel 1871 ed in sua vece fu eletto come sacerdote Raffaele Amato, anche questo, morto sette anni più tardi lascerà il posto al seminarista Federico Di Maio, nel 1878 aveva appena trent'anni, da poco consacrato sacerdote a Parigi. Il seminarista spese tutta la sua vita e molto del suo personale patrimonio in denaro per la cura ed il presidio della cappella che si trovava all'epoca in cui le fu consegnata in uno stato di abbandono pressocchè totale per la poca cura e le poche rendite ad essa connesse. Il seminarista ne rifece in marmo l'altare maggiore che era in pietra e ne ricavò spazio per farci altri due altarini a muro, incassai in nicchie l'una di fronte all'altra e quello che egli stesso dedicò al Cuore di Gesù, quello cioè di fronte all'uscio della sagrestia venne usato per clebrare molte e molte festività, concludendo una cura dell'officiatura religiosa complessivamente molto più delle spese rendite in suo possedimento. In età avanzata, quando ormai il seminarista prossimo al pensionato, assieme al marchese di Buscemi, Tufarelli acquistarono un altro appezzamento di terra attorno alla chiesetta per ampliarla in forza della crescita demografica di questo settore della collina. L'acquisto avvenne al fianco della vecchia chiesa e la costruzione dell'allargamento del manufatto preesistente lo si dovette all'ingegner Alfredo Pastacalda. Dieci anni dopo le frenetiche attività di acquisizione e ampliamento strutturale della cappella, quando il semanirista ebbe raggiunto il settantesimo dalla sua nascita, ovvero, nel 1914, la cappella fu restituita al pubblico grande come una bella chiesa.

Il 1 ottobre del 1914 la chiesa grande aprì al pubblico culto.

La chiesa è a navata unica e senza crociera, pavimentata di bianco candido comeil prospetto di tutte e cinque le pareti esterne.

  • Il soffitto dell'edificio è a volta ed il suo interno è illuminato da luce solare catturata da sei finestroni ed altri due ricavai dal muro maestro del presbiterio. L'altare maggiore della chiesa è di marmi policromi alcuni dei quali anche preziosi e preziosi sono anche alcuni pezzi di marmo che compongono nella varietà dei colori tutta quanta la balaustra. In giro per la chiesa ricorre alla base una zoccolatura pesante, composta per lo più da lastre di marmo bardiglio, incise una ad una con data di affisso e nome del donatore che ha partecipato in quegli anni alla costruzione della chiesa. In chiesa vi sono in corrispondenza dei pilastri di sostegno della volta, tre cappelle per lato, ognuna occupata da altarino sempre in marmo. Nella prima cappella a destra all'altezza dell'ingresso al suo interno e dedicata al Santo Francesco di Paola, la prima a sinistra è dedicata al Cuore di Gesù; la seconda cappellina, di spazio notevolmente ridotto rispetto a quella precedente è dedicata al culto di Sant'Antonio. Alle spalle dell'altare maggiore della chiesa vi è come nascosto un trono a baldacchino, sostenuto da colonne di stile dorico, stuccate in lucido di rosso e di verde; all'apice del complesso di colonne è appoggiato un impianto triangolare sormontato da una croce latina. Sotto il trono in una cavità lievemente ricurva, si conserva l'icona della Vergine di Costantinopoli, patrona del villaggio Cangiani, come si è detto sopra, creduta come dipinta direttamente dalle mani di San Luca, l'Evangelista. Della vecchia cappella in chiesa è stato importato l'organo che è quello originale della fine dell'Ottocento.


Spazio note

(1) Liberamente estratto da: FACOLTA’ DI ARCHITETTURA DIPARTIMENTO DI STORIA DELL’ARCHITETTURA E RESTAURO Dottorato di Ricerca in Storia dell’architettura e della città XVII Ciclo: Le colline nord-occidentali di Napoli: l’evoluzione storica di un paesaggio urbano. Tutor Agostino Di Lorenzo Prof. Leonardo Di Mauro Coordinatore del Dottorato Prof. Francesco Starace. Le colline nord-occidentali di Napoli: l’evoluzione storica di un paesaggio urbano, Agostino Di Lorenzo Gennaio 2006. A questo link per il consulto del pdf on line.
(2) Giuseppe Paradiso, Arenella e dintorni. Ville e chiese, Napoli 2000, p. 119.